Archive for Gennaio, 2008

Gen 30 2008

AFFARI DI FAMIGLIA

Pubblicato da Marco De Mitri nella categoria Politica

Navigado in rete sono entrato in un sito internet (http://www.comedonchisciotte.org) che pubblicava un articolo di Marco Travaglio. Premetto subito che non sono un fan di Travaglio: non amo il suo stile, né la maniera in cui si propone, ma questa notizia merita la più larga diffusione che io possa immaginare. Eccomi qui a fare quello che ritengo il mio dovere di cittadino: informarmi, conoscere, valutare, ed agire di conseguenza. Vi saluto con la speranza che qualcuno la pensi come me.
Buona lettura a tutti
Marco
DI MARCO TRAVAGLIO
L’Unità

L’altra sera Bruno Vespa, marito di Augusta Lannini che dirige gli Affari di giustizia del ministero per volontà di Mastella, ha organizzato una passerella per Mastella, cioè per il datore di lavoro della sua signora. Il quale lacrimava per le sorti della sua signora agli arresti. Annunciava il ritiro dell’appoggio esterno, anzi del concorso esterno, al governo. E insultava senza contraddittorio giudici, pm e cronisti (assenti) evocando complotti calabro-lucano-campani e sparando le solite corbellerie. La migliore: «Non si arresta mia moglie senza prima sentirla, lo dice pure Andreotti» (i giudici avrebbero dovuto convocarla, anticiparle le accuse e preannunciarle il suo prossimo arresto, sempreché la signora non avesse nulla in contrario).Poi l’insetto ha mandato in onda il lungo battibecco fra la «iena» Alessandro Sortino ed Elio Mastella, figlio dei più noti Clemente & Sandra. In studio gli squisiti ospiti si profondevano in complimenti per la performance di Elio, che dava del raccomandato a Sortino perché suo padre è membro dell’Authority delle Comunicazioni; mentre lui, Elio, è un umile «metalmeccanico» che tira avanti «con 1800 euro di stipendio». Il mondo alla rovescia. Sortino viene assunto a Radio Capital perché è molto bravo nel lontano ‘98, sette anni prima che suo padre vada all’Agcom.Le Iene lo notano e lo ingaggiano nel 2000, cinque anni prima che il padre vada all’Agcom. Dunque non è un raccomandato. Non lo è nemmeno il padre Sebastiano, che vanta un curriculum di prim’ordine: laureato in legge, per 10 anni responsabile della Piccola impresa in Confindustria, per 5 anni dirigente Eni, dal ‘77 direttore generale della Fieg (federazione editori giornali) e consigliere Cnel, esperto di antitrust e tetti pubblicitari tv, dunque nemico giurato del monopolio Mediaset e odiato da Confalonieri. Sortino figlio ha fatto carriera nonostante il padre e il padre ha fatto carriera nonostante Mediaset.Nell’Agcom siede pure un rappresentante Udeur; si chiama Roberto Napoli, il suo curriculum fa sorridere: medico legale all’ospedale dì Battipaglia, consigliere comunale a Battipaglia, assessore a Battipaglia, sindaco di Battipaglia, senatore dal ‘94 al 2001, poi trombato e sistemato all’Agenzia per l’ambiente della Campania. Dall’alto di questa spettacolare esperienza e in barba alla legge sulle Authority che pretende «persone di alta e riconosciuta competenza nel settore», nel 2005 Napoli entra in Agcom. Appena arrivato, si dà subito da fare e nomina sua segretaria Alessia Camilleri, promessa sposa di Pellegrino Mastella, figlio di Clemente. Intanto la figlia Monica Napoli prende il praticantato presso Il Campanile, organo dell’Udeur finanziato dallo Stato con 1,3 milioni l’anno. Al Campanile fanno il praticantato anche Alessia Camilleri, il suo futuro sposo Pellegrino Mastella e l’ex fidanzata di Elio Mastella, Manuela D’Argenio. Nel 2005 Il Campanile, secondo l’Espresso, versa a Clemente 40 mila euro per «compensi giornalistici»; 14 mila per pagare i panettoncini e torroncini della signora Sandra per i regali di Natale; 12 mila allo studio legale di Pellegrino; 36 mila in tre anni alla società assicuratrice dello stesso Pellegrino. Il giornale rimborsa molti viaggi aerei alla famiglia Mastella (compresi Pellegrino, Elio e Alessia). Altri 2 mila euro al mese vanno al benzinaio di Ceppaloni che fa il pieno al Porsche Cayenne di Pellegrino.Ora Elio lavora alla Selex, gruppo Finmeccanica, al modico stipendio - dice - di 1800 euro. Strano, perché ogni mese paga insieme al fratello una super-rata di 6700 euro per il mutuo acceso per acquistare uno dei sei appartamenti rilevati dalla famiglia Mastella nel centro di Roma a prezzi stracciati. L’appartamento ex-lnail, in largo Arenula, ospita Il Campanile ed è della società omonima, intestata all’ex tesoriere Tancredi Cimmino e al segretario Mastella, poi girata ai due figli: 50% a Elio, 50% a Pellegrino. Valore dell’immobile: 2,4 milioni.Ma i giovanotti lo hanno per 1,45 milioni, grazie a un mutuo di 1,1 milioni con rata mensile di 6700 euro. Come lo pagano? Con l’affitto versato dall’Udeur, 6500 euro mensili, il doppio dì quello pagato allora all’Inaii. Come l’hanno garantito? Con due dei 4 appartamenti delle Generali comprati in contanti in lungotevere Flaminio: 2 da Elio, 2 da Pellegrino. Ricapitolando: il giovane metalmeccanico da 1800 euro possiede mezzo mega-appartamento in largo Arenula, un intero terzo piano comprato per soli 200 mila euro e un alloggio costato 67 mila euro.Sortino jr. si è fatto strada con le sue gambe, ha comprato casa con soldi suoi, a prezzi di mercato. Una vergogna nel Paese dei Ceppalones. Infatti per Porta a Porta il raccomandato è lui, la iena. Viva commozione invece per il metalmeccanico immobiliarista.

Marco Travaglio
Fonte: www.unita.it
23.01.08

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Gen 29 2008

CREDO DI SAPERE

Pubblicato da Dario Petrolati nella categoria Letteratura e Poesia

CREDO DI SAPERE
Io so
anche se con dolore

So i nomi
conosco le facce
non sento le voci
però

Parlano piano
di nascosto
al buio

Si occupano degli altri

Sorridono
peccano
pregano
vestono bene

Io li conosco
uno ad uno

Nessuno è felice
sereno

Buche
dubbi
solitudine
abbandoni
sono altrui

Questi

Tutti
che io credevo uomini
donne bellissime

A guardare

Da ieri
ed anche prima
non li conosco più

Io mi ricordo
non farò i vostri nomi
solo disprezzo
senza rancore.

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Gen 22 2008

Quel famigerato CANONE RAI

Pubblicato da Matteo Cesaretto nella categoria InfoConsumo

Mi duole pubblicare un articolo su un argomento come questo quando il mondo intero è immerso in una crisi finanziaria di dimensioni epocali e l’Italia sembra l’inferno dantesco. Purtroppo chi deve quotidianamente bilanciare l’utile al dilettevole non può permettersi il lusso di scrivere in contemporanea a quel che pensa. Pertanto, anche se il presente meriterebbe una accorta meditazione, per il momento vi propino questo articolo che aveva già preparato.

Tanti saluti e occhio alla crisi……

Arriverà presto nella casa di tutti noi il famigerato Canone Rai.

Nella legge finanziaria per il 2008 sono previste sì delle esenzioni, ma a beneficiarne sarà soltanto una ristrettissima porzione di telespettatori. Ecco i requisiti che occorre possedere:

  1. età pari o superiore ai 75 anni d’età;

  2. reddito proprio e del coniuge non superiore a euro 516,46;

  3. non essere convivente con persona diversa dal coniuge, anche se questa ha reddito nullo;

  4. possesso di apparecchi televisivi nel solo luogo di residenza.

Le esenzioni saranno concesse solo fino al limite massimo di euro 500.000, per cui non è detto che tutti coloro i quali sono i possesso dei suddetti requisiti possano effettivamente beneficiare dell’esenzione. Molto resta poi ancora da chiarire. Infatti: destinatari della domanda di esenzione, tempi, modalità, documentazione da allegare, tutto questo rimane ancora avvolto nel dubbio. Sarà il decreto ministeriale di attuazione che dovrà fare chiarezza fornendo le necessarie disposizioni applicative.

È bene inoltre far presente per quanti non lo sapessero che quella del canone Rai è una tassa sul “possesso” regolato da una norma (regio decreto) che risale addirittura al 1938. Questa obbliga al pagamento chiunque detenga uno o più apparecchi televisivi, il cui possesso è ipotizzato dalla semplice presenza sul tetto di antenne o di altri impianti di ricezione. L’unico modo per sospendere il pagamento è quello di far suggellare il televisore dandone prova alla Guardia di Finanza e comunicazione all’Agenzia delle Entrate. Il suggello deve essere posto entro il 30 novembre e diviene efficace per l’anno successivo. (Cosa sia questo suggello pochi credo lo sappiano).

Il costo del Canone è pari a 106 euro, rispetto ai 104 del 2007 e dei 99, 60 del 2006. Un aumento annuo di quasi 2% per una tassa composta da 0,22 euro di canone, 97,73 di sovraprezzo, 4,13 euro di tassa di concessione governativa e 3,92 euro, infine, di Iva. Credo sta opinione comune che tali costi sono sempre più ingiustificati rispetto la qualità del servizio offerta. A maggior ragione se si pensa che gran parte dei programmi di intrattenimento vengono ben foraggiati dagli sponsor e che i loro format sono comprati da ditte (tipo la Endemol) che fanno capo a società private concorrenti. Ed è proprio in questo ambito che stanno avvenendo i fermenti maggiori che i dirigenti Rai non dovrebbe sottovalutare: è di ieri la notizia che Mediaset Premium ha arricchito la sua offerta di altri tre canali (che vanno ad aggiungersi ai circa sessanta forniti a basso costo) divenendo così il principale avversario di Sky; la televisione via etere è così progressivamente sostituita da quella via cavo.

Davanti a questi sviluppi, per quanto riguarda la Rai si può dire:

  • è inaccettabile l’obbligo di pagare un costo per un servizio di cui non si vorrebbe usufruire;

  • dal pagamento del canone dovrebbe derivare una quota minore di pubblicità;

  • se proprio lo dobbiamo pagare, almeno che il canone Rai sia vincolato esclusivamente ai programmi culturali. A questi deve essere data una maggiore visibilità (quindi non solo trasmessi in orari improbabili) così da giustificare l’esistenza stessa di una televisione pubblica;

  • I programmi d’intrattenimento e di gossip si autofinanzino attraverso gli spot o siano lasciati alla concorrenza che francamente li sa fare meglio;

  • La Rai dovrebbe fornire periodicamente il suo bilancio con il costo di tutti i palinsesti.

Se la Rai non riuscirà a fornire una programmazione alternativa da Mediaset e se continuerà ed essere considerata pertinenza della politica il suo inevitabile destino sarà quello di sparire. Ma come accade spesso in Italia, dovremmo aspettarci invece che essa continuerà a resistere: a sé stessa e all’astio dei telespettatori nauseati.

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Gen 20 2008

UNA GENERAZIONE DI PASSAGGIO

Pubblicato da Ippia nella categoria Altra Politica, Politica

Gli eventi degli ultimi giorni ci dovrebbero far pensare a fondo.

Dagli occhi spiritati di Mastella, alla felicità di Cuffaro per la sentenza a cinque anni di arresti con annessa interdizione ai pubblici uffici, fino alle affermazioni di Bassolino (per altro molto simili a quelle del governatore della Sicilia): «sono responsabile ma non mi dimetto!», tutto questo dovrebbe farci indignare. Esse suonano come un boia chi molla dei tempi moderni. Ovviamente, a non essere mollata oggi è rimasta solo la poltrona.

Sarebbe perciò giusto criticare questi abomini culturali; indagare la corruzione degli spiriti di questi politicanti scovandone magari una connessione diretta tra le loro anime e le impellenti necessità primarie che le parti molli dei loro corpi suscitano in loro. Tuttavia non lo farò. Non ne sarei in grado e l’idea un po’ mi spaventa.

Voglio piuttosto proporre una riflessione che possa risuonare come un j’accuse personale. Un atto d’accusa alla mia viltà, alle vostre e a quelle di tutti coloro che davanti a queste nefandezze non sanno fare altro che riparasi dietro un dogmatico nulla. Io penso cha la monnezza non sia solo dei politici: siamo noi ad essere marci fino al midollo. Assecondando la cosiddetta “etica del furbo” abbiamo convalidato crimini indicibili e non occorre guardare tanto distante: basterebbe aprire gli occhi.

È della nostre distrazioni che si nutrono certe ipocrisie. Grazie alla nostra noncuranza gli innocenti vengono squartati, le loro ossa vendute. Le nostre anime sono state da tempo portate al macero, i nostri corpi al macello e non ce ne siamo nemmeno resi conto. Delle nostre piccole, infime, avidità si nutrono quei lupi che ci tengono il fiato sul collo.

È vero: probabilmente, la nostra è solo una generazione di passaggio. Un’orda di giovani che si apprestano a divenire adulti, ma che in fondo sono vecchi da tempo.

Tra i privilegi che le generazioni passate sono riuscite a costruire e i dubbi di quelle future, ci siamo noi, intrappolati nell’incertezza del giorno per giorno. Nella esasperata difficoltà di forgiare un futuro.

Ci hanno costruito un sistema su misura, possiamo avere quello che vogliamo. Possiamo studiare instupidirci con la tv. Ci hanno dato il lavoro flessibile: possiamo lavorare a giorni alterni e il resto del tempo prepararci per lo svago, la discoteca. Siamo liberi, vero? Chi potrebbe sostenere il contrario.

Ma la verità, purtroppo, non è mai una. Tutto è discutibile. Così pure il fatto che questo sia il migliore dei modi possibili di condurre un’esistenza. La mia di verità è questa: siamo esseri soli che hanno imparato a piegare la testa. Vigliacchi che s’accontentano. Non c’accorgiamo dell’ipocrisia adoperata da coloro che stanno sopra di noi, che si sono accaparrati i benefici di uno sviluppo sociale che voleva essere indiscriminato. Sì, hanno saputo costruire un sistema, ma questo sistema aveva una data di scadenza, ed ora, impavidi, si sono presi lo sfizio di distruggerlo.

E noi cosa facciamo? Confidiamo di raccogliere le macerie che rimarranno? L’attesa è un inutile esorcismo. Forse, dovremmo ficcarci nella testa che saremmo solo noi a pagare un conto molto salato. È il nostro lavoro ad essere indispensabile per pagare le pensioni dei nostri padri; a volte misere a volte laute, comunque macigni che cadono sul capo del nostro avvenire. Dunque prendiamoli per quello che sono: un ricordo malinconico di un’epoca passata. Un ricordo per l’appunto, che noi non conosceremo mai.

È forse il momento di fermarsi un attimo ed immaginare il futuro. Ognuno per sé? Ok, io immagino il mio, voi fate altrettanto. Immagino di avere tra i sessanta e i settant’anni, le ossa deboli, la barba bianca. Le mani scarne e dalla pelle secca, emaciata. Per un attimo mi pare di vedermi circondato da marmocchi che gridano, da una famiglia che mi ama e che si ritrova per festeggiare momenti importanti. Poi però penso che l’inflazione sta galoppando, che di contributi ne ho maturati pochi, che per quello che costa, anche avere un figlio è un privilegio e che persino l’economia spagnola ha ormai superato quella nostrana.

Di colpo l’immagine del domani muta. Se la mani sono scarne è per la fame che sono costretto a patire, è per il lavoro che a settanta anni ancora mi perseguita. È quella sveglia che quotidianamente mi dice “dai che è ora”. È la bestemmia che la interrompe, che vorrebbe reclamare riposo per le mie ossa fragili.

Certo, sono solo pensieri. Oggi ce n’è di tempera per dipingerli, ma domani? A vent’anni si può pensare di fare qualsiasi cosa, a settant’anni immagino venga più spontaneo lasciarsi morire.

Provo a spingere il mio pensiero un po’ più in là. Voglio covare un po’ di speranza in questo afflato di tristezza. Immagino quindi mio figlio che guarda me vecchio con lancinante commiserazione. Che mi fissa ma senza proferire una parola di compassione. Anzi, vedo i suoi occhi, scavati ed inquisitori che mi scrutano, che mi odiano. Mi pare quasi di sentire il suo sputo che colpisce la mia faccia dicendomi: «hai sprecato una vita per non avere nulla!».

Ed io che gli dico: «ma come? Nulla? Ho te, c’è la mamma! I nostri ricordi!».

Sì, ma non ci sarà un attimo per poterli condividere.

Solo quando tutti avremo toccato il fondo, soltanto allora, sarà l’odio dei nostri figli che ci farà comprendere davvero quanto la nostra generazione sia stata niente più che un passaggio obbligato.

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Gen 15 2008

LA PIAZZA DI PETTORAZZA, OVVERO L’ELOGIO ALLE BARRIERE ARCHITETTONICHE

Pettorazza Grimani: piccolo Comune polesano di nemmeno duemila abitanti.

(1) copia di Fotografia 7_1.jpg

Settembre 2007, la piazza è conclusa: costo complessivo dell’opera 166.500 € di cui 116.500 di contributo regionale, mentre i restanti 50.000 € provengono dal contributo comunale. In quest’opera – così come nelle altre – l’opposizione (lista FI- UDC) ha intravisto il fallimento della maggioranza (lista civica “Ancora Insieme”) accusata di appioppare sulle spalle dei cittadini il costo di opere inutili. La dimostrazione di questa teoria sta nel consiglio comunale del marzo 2007, dove fu approvato l’aumento dell’aliquota IRPEF dallo 0,2% al massimo consentito dalla legge finanziaria per il 2007 corrispondente allo 0,8%.

Ulteriori accuse mosse dai banchi dell’opposizione sono quelle che vedono nella lista civica al governo un isolamento politico che danneggia il paese intero, e che impedisce d’essere influenti nelle sedi sovraordinate. Ma se si valuta l’ammontare dei soldi movimentati per le quattro principali opere ( 1.330.500 €) viene facile sospettare che la maggioranza non abbia tutti i torti nel definire quelle dell’opposizione “chiacchiere da bar”. Quella dell’isolamento politico è una fiacca litania che va avanti da troppo tempo e che un’opposizione seria dovrebbe sostituire con proposte concrete.

È questo che si vuole fare in questa sede. Lontano dai processi sommari, non è neppure nostra intenzione lasciarci adescare dalle faziosità lobbistiche. Le opere andrebbero discusse una alla volta, pertanto, almeno per ora, ci limiteremo al discorso circa la piazza.

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Vediamo le caratteristiche principali che questo monumento possiede, cercando di sviluppare alcune tematiche argomentative:

  • La piazza è brutta da vedere. Certo, qualcosa doveva essere fatto. Ma il modo con cui lo si è fatto ha soddisfatto ben poche persone e per giunta ha sottratto dei parcheggi di fondamentale importanza per le cerimonie che avvengono nella Chiesa antistante;
  • Tale opera è contraria alla norma sull’eliminazione delle barriere architettoniche (dlg. 14 giugno 1989 n. 236). Infatti, i due paracarri posti nei punti d’accesso della pavimentazione rialzata sono tenuti assieme da grosse catene che non consentono l’accesso ai disabili;
  • A meno che non s’intenda la politica esclusivamente come mera esteriorità, non sta in piedi l’argomentazione che sostiene la necessità di dovere approfittare a tutti i costi del contributo regionale: anche questi sono soldi dei contribuenti, le amministrazioni dovrebbero spenderli al meglio;
  • Infine l’osservazione più importante. Per un’amministrazione che si definisce mossa da “civile passione” e in maniera “trasparente e democratica”, dovrebbe essere naturale avvertire come obbligo, se non legale almeno morale, quello di prestare attenzione alla volontà dei cittadini. A dispetto di quello che dicono, invece, questi amministratori non parlano con nessuno e chiudono le porte in faccia a coloro che hanno idee diverse. La legge n. 241 del 1990 che regola l’accesso al procedimento amministrativo (proprio ai fini della trasparenza e della democraticità) consente ai cittadini che dimostrino avere un interesse legittimo di intervenire nelle decisioni della giunta. Ora, visto che tutti i cittadini nutrono un interesse diretto affinché la piazza, luogo simbolo di una comunità, sia la migliore possibile, forse si sarebbe dovuto chiedere loro un parere. Non sarebbe stato poi così difficile organizzare una specie di referendum sulla base magari di quattro progetti alternativi: molti Comuni lo fanno da tempo. Ciò avrebbe permesso ai cittadini di sentirsi partecipi di un’opera veramente di tutti, vale a dire pubblica.

A Pettorazza invece tre persone hanno deciso un obbrobrio che ora tutti possiamo contemplare.

Credo sia palese, almeno per un pettorazzano, il senso di sconforto, d’intralcio e di malinconica rassegnazione che questo offesa dell’arte contemporanea ha arrecato a tutti noi, ciò nonostante non dobbiamo lasciarci vincere dallo sconforto: sono aperte le proposte per un miglioramento!

Secondo voi, cosa può ora essere fatto per rendere vivibile quest’opera?

Attendiamo i vostri suggerimenti.

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Gen 10 2008

OCCITANO

Pubblicato da Dario Petrolati nella categoria Letteratura e Poesia

Strano

Nuovo

Sapevo cos’era

Sentivo

Nell’onda pareva andassi

Violino fisarmonica

Voce di donna pagana

Il mio nome soffocato

Tremante pareva

A tratti venire

Fuggito

Pelle

Sapore tuo mi doni

Improvvisamente così

Come se fosse gioco accarezzo le mani

Tue

Che solo avevo immaginato sempre.

Padova 5 gennaio 2008

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Gen 08 2008

STATI UNITI: PRIMARIE E DEMOCRAZIA

Pubblicato da Marco De Mitri nella categoria Una finestra sul mondo

 

Inauguro la mia opera come “autore” di questo sito con un contributo che vuole tentare di porre un po’ di chiarezza sulle elezioni presidenziali statunitensi e sulle primarie che in questo mese sono iniziate.

Comincio col dire che le elezioni per il 44mo presidente degli Stati Uniti d’America si terranno il 4 Novembre 2008 e che George W. Bush resterà in carica fino al 20 Gennaio 2009. Nonostante manchi ancora molto alle elezioni, è cominciata il 3 Gennaio la gara per vedere chi sarà a succedergli come comandante in capo degli Stati Uniti d’America.

Le primarie sono un meccanismo leggermente più complicato rispetto a quello che possiamo pensare e si basano su un’elezione indiretta e non diretta. In ogni Stato, gli elettori sono chiamati ad indicare dei delegati i quali appoggiano un determinato candidato, o attraverso un’elezione diretta o attraverso una sorta di assemblea elettiva (caucase); i delegati si recheranno poi ad Agosto e Settembre 2008 alle convention dei partiti ad eleggere il candidato del Partito Repubblicano e quello del Partito Democratico. Il numero dei delegati varia in base al numero degli abitanti e alla grandezza di ogni Stato.

“Non sarebbe stato più semplice votare direttamente per un candidato o un altro e sommare poi tutti i voti ottenuti nei diversi Stati?”

La risposta è certamente si, ma la più grande democrazia di tutti i tempi (così vengono considerati gli Stati Uniti dai paesi occidentali) ha un altrettanto curioso modo per eleggere il loro Presidente una volta designati i candidati dei due partiti.

L’Art.II della Costituzione degli Stati Uniti d’America prevede che ogni Stato designi dei grandi elettori, che a loro volta esprimeranno il loro candidato di favore alla presidenza. La motivazione sta nel fatto che i padri fondatori non ritenevano i “cittadini comuni” intellettualmente degni e preparati per compiere un gesto così importante come l’elezione del loro Presidente ed ecco che si escogitò il meccannismo delle elezioni indirette per filtrare “l’ignoranza” delle masse.

Questa particolare sistema elettorale permette che a volte si verifichino delle storture, situazioni in cui il candidato che ha ottenuto la maggioranza dei voti popolari perda le elezioni perchè ha ottenuto un inferior numero di grandi elettori (538 in totale).

Le attuali primarie si presentano con un segno distintivo nella storia del paese, poichè sono le prime elezioni dal 1928 in cui il Presidente o il vice Presidente in carica non corrono per ottenere la nomination del proprio partito. La scelta dell’attuale amministrazione è indicativa su quello che si presuppone sia il giudizio degli elettori circa il loro operato.

I principali candidati per la nomination dei Democratici sono 3:

  • Hilary Clinton, senatrice e ovviamente ex First Lady
  • John Edwards, candidato alla vice presidenza al fianco di John Kerry nel 2004
  • Barack Obama, senatore dell’Illinois (i mezzi di comunicazione americani non mancano mai di precisare che Obama è di colore nero: come se, tutto d’un tratto, l’essere nero fosse divenuta un’indispensabile qualità politica per governare).

I canditati Repubblicani sono i seguenti:

  • Rudy Giuliani, ex sindaco di New York
  • Mike Huckabee, ex governatore dell’Arkansas
  • John McCain, senatore dell’Arizona
  • Mitt Romney, ex governatore del Massachusetts.

E’ presto per poter azzardare chi saranno i candidati alle presidenziali del 2008, visto che le primarie sono appena iniziate. Mentre in casa dei Conservatori tutti i contendenti sembrano alla pari, tra i Democratici sembra spiccare Obama, la situazione però potrebbe ancora essere capovolta da un solo grande Stato.

Al momento i sondaggi rivelano che il partito con maggiori possibilità di esprimere il futuro Presidente è quello Democratico: proiezione del malcontento generato dall’amministrazione Bush. Tuttavai non possono escludersi capovolgimenti di fronte dovuti all’intervento di un terzo candidato indipendente che sottragga voti ad uno dei due partiti, creando un vantaggio per l’altro.

Non mi resta che concludere con la frase che tutti i politici americani amano dire, sperando che voi lettori la prendiate con l’opportuna ironia e vi chiediate: “perchè mai Dio dovrebbe benedire soltanto l’America?”

“Good Bless America!”

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Gen 07 2008

LA SABBIA COME LA DONNA HA UNA FINEZZA TRADITRICE

Pubblicato da Matteo Cesaretto nella categoria Letteratura e Poesia

Sarà che quando le lessi ero immerso nel buio di una stanza che non era la mia, tuttavia, ancora oggi, a distanza di anni, non posso dimenticare la sensazione asfissiante che queste parole mi suscitarono. Solo adesso mi accorgo della metafora nascosta, solo adesso capisco quanto sia facile perdersi….

Mi permetto di riproporle ad encomio di un maestro della letteratura dell’Ottocento.

«Capita a volte su certe coste della Bretagna o della Scozia che qualcuno, un viaggiatore o un pescatore, camminando durante la bassa marea sul greto lontano dalla riva, si accorga improvvisamente che da qualche minuto cammina a fatica: sotto i suoi piedi la spiaggia è come pece, la suola vi rimane appiccicata, non è più sabbia ma vischio. La spiaggia è completamente asciutta, ma a ogni passo, non appena sollevato il piede, l’orma che esso lascia si riempie d’acqua: l’occhio però non si è accorto di nessun cambiamento; l’immenso lido è liscio e tranquillo, tutta la sabbia ha il medesimo aspetto e nulla distingue il terreno solido da quello che non lo è più, il piccolo nugolo giulivo delle pulci di mare continua a saltellare tumultuoso sui piedi del passante. L’uomo segue la sua strada, tira dritto, appoggia verso terra, cerca di riaccostarsi alla costa: non è inquieto. Inquieto di che? Soltanto sente qualcosa come se a ogni passo i piedi gli si facessero più pesanti. Improvvisamente, affonda: affonda di due o tre pollici: decisamente non è sulla buona strada; si ferma per orientarsi: a un tratto guarda in giù: i suoi piedi sono scomparsi; la sabbia li ricopre. Li ritira dalla sabbia, vuole tornare sui suoi passi, indietreggia: affonda ancor di più. La sabbia gli giunge alle caviglie, egli se ne strappa via e si butta a sinistra, la sabbia gli arriva a mezza gamba, si butta a destra, la sabbia gli sale ai garretti. Allora con un terrore indicibile capisce di essersi invischiato nelle sabbie mobili e di avere sotto di sé quell’elemento spaventevole dove riesce impossibile all’uomo camminare come al pesce nuotare. Se ce l’ha, butta via il carico, si alleggerisce come una nave in pericolo; ma troppo tardi, la sabbia gli è al di sopra delle ginocchia.

Egli chiama, agita il cappello o il fazzoletto, sempre più la sabbia s’impadronisce di lui; se la spiaggia è deserta, se la terra è troppo lontana, se il banco di sabbia è tristemente famoso, se non vi sono eroi nelle vicinanze, è finita, egli è condannato all’insabbiamento: è condannato a quel seppellimento spaventoso, lungo, infallibile, implacabile, che non può essere ritardato né affrettato, dura ore e ore, non finisce più, vi afferra dritto, libero, pieno di salute, vi tira per i piedi e a ogni vostro sforzo, a ogni vostro grido, vi trascina un po’ più in fondo, sembra punirvi della vostra resistenza duplicando la morsa, fa rientrare lentamente l’uomo nella terra lasciandogli tutto il tempo di contemplare l’orizzonte, gli alberi, le verdi campagne, il fumo delle borgate nella pianura, le vele delle navi sul mare, gli uccelli che volano e che cantano, il sole, il cielo. L’insabbiamento è il sepolcro che si muta in marea e sale dal fondo della terra verso un vivo: ogni attimo è un seppellitore inesorabile: lo sciagurato tenta di sedersi, di sdraiarsi, di strisciare, ogni movimento lo sotterra; si rialza, affonda, si sente inghiottire, urla, implora, grida alle nuvole, torce le braccia, dispera. Eccolo nella sabbia fino al ventre; poi la sabbia raggiunge il petto: non è più che un busto. Alza le mani, lancia gemiti furibondi, si aggrappa colle unghie al lido, vuole afferrarsi a quella cenere, si puntella sui gomiti per strapparsi da quella molle guaina, singhiozza freneticamente: la sabbia sale: gli arriva alle spalle, al collo; la faccia solo è adesso visibile. La bocca grida, la sabbia la riempie; silenzio. Gli occhi guardano ancora, la sabbia li chiude; notte. Poi la fronte affonda a poco a poco; una ciocca di capelli rabbrividisce al di sopra della sabbia; una mano affiora, sporge dalla superficie del lido, si muove e si agita e scompare. Sinistro cancellarsi d’un essere umano.

Talvolta il cavaliere s’inabissa col cavallo o il carrettiere con il carretto; tutto affonda sotto il greto: è il naufragio, ma non nell’acqua: è la terra che fa annegare l’uomo: impregnata d’oceano, essa diventa trappola, si offre come pianura e si apre come un flutto: l’abisso ha tradimenti di tal genere».

VICTOR HUGO – I miserabili

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Gen 03 2008

L’INFORMATIZZAZIONE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Pubblicato da Matteo Cesaretto nella categoria Governo Locale

Con questo articolo si inaugura una nuova categoria del sito, che tra le altre cose, è quella che più si approssima alla filosofia che sottende l’intero movimento.

La categoria in oggetto ha a che fare con il diritto amministrativo. Essa raccoglie tutti gli interventi che si propongono non solo di criticare le “scelte” amministrative attuate dai nostri amministratori, cercando al tempo stesso di proporre idee nuove che offrano ai nostri amministratori importanti suggerimenti o che smascherino la loro inefficienza.

È nostra convinzione che prima di pensare a fare la rivoluzione (ambizione che si è dimostrata storicamente ricorrente) si debba oggigiorno rivendicare un’effettiva applicazione delle leggi già esistenti. Certo, può darsi che questo sia un ideale assai meno utopico e forse meno “romantico” rispetto ai sogni rivoluzionari ma, quest’ultimi, si sono troppo spesso rivelati pericolosi ed inconcludenti. È venuto il momento di scendere a patti con la realtà; e da essa è per definizione escluso il sogno.

Veniamo a noi. Questo articolo tratta (speriamo adeguatamente) di un tema oggi molto importante che è quello dell’informatizzazione della Pubblica Amministrazione. Tema scottante perché segna il passaggio tra l’amministrazione di ieri: ancora intrappolata nelle strette maglie della burocrazia; e quella di domani che volgiamo contribuire a formare: più agile, meno distante dal cittadino e soprattutto più tecnologica. Tra la burocrazia delle scartoffie, delle attese, dei tempi morti; e l’amministrazione del digitale, dell’immediato, del “tempo reale”.

Prendiamocela comoda facendo un passo a ritroso: l’attività amministrativa è «quell’attività mediante la quale gli organi statali (o di altra P.A.) all’uopo preposti provvedono alla cura degli interessi pubblici ad essi affidati. L’individuazione del fine da perseguire, la sua qualificazione come pubblico e la sua assegnazione alla P.A. è operata [invece] in sede di indirizzo politico, alla cui determinazione concorrono gli organi ai quali è attribuita la funzione politica o di Governo».

Quindi, se partissimo dall’anno zero, dovremmo per forza di cose cominciare col pretendere che i nostri politici (che dovrebbero rappresentare il nostro volere) si facessero carico della nostra richiesta e si adoperassero, varando le leggi opportune, per dare adito alle nostra aspettative. A quel punto soltanto il voto parlamentare, sostenuto da un comune sentore e magari incentivato dal dibattito creato dai mass media, avrebbe la forza di tramutare in legge quello che prima era una semplice aspirazione.

Fortunatamente, almeno per quanto riguarda il settore in oggetto, non siamo all’anno zero. Ciò vuol dire che delle leggi già esistono ed il nostro compito in questo caso non è quello di rivendicare una scelta politica, ma piuttosto di reclamare un attività amministrativa che sappia agire coerentemente con quanto i politici hanno disposto.

La normativa in questione è data dal Codice dell’amministrazione digitale (D.Lgs. n. 82 del 7/3/05). Entrato in vigore il primo gennaio del 2006, rappresenta una sorta di “Costituzione del mondo digitale” ed è finalizzata al riassetto della normativa in materia di informatica. Questa norma di chiaro valore sistemico può oggi rappresentare un enorme passo in avanti nella direzione di garantire snellezza e produttività da un alto, trasparenza e maggiore partecipazione dei cittadini dall’altra.

Queste le innovazioni principali presenti nella norma:

1. INTRODUZIONE DI NUOVI DIRITTI per i cittadini e per le imprese:

  • Diritto all’uso di tecnologie (art 3). I cittadini hanno il diritto di usare le moderne tecnologie informatiche per tutti i rapporti con qualsiasi amministrazione dello Stato. Ciò significa che non è più possibile per un’amministrazione o per un gestore di pubblico servizio obbligare i cittadini a recarsi agli sportelli per presentare documenti cartacei, per firmare fisicamente domande o istanza o istanze, per fornire chiarimenti: per tutto questo deve essere sempre e dovunque disponibile un canale digitale sicuro, certificato e con piena validità giuridica che permetta di dialogare con la P.A. dal proprio computer;
  • Diritto alla partecipazione al procedimento informatico e all’accesso (art. 4). In particolare i cittadini e le imprese hanno diritto ad accedere a tutti gli atti che li riguardano e a partecipare a tutti i procedimenti in cui sono coinvolti tramite le moderne tecnologie informatiche e telematiche. Tutte le amministrazioni devono quindi organizzarsi per rendere disponibili agli interessati documenti, atti e procedimenti, in modo sicuro e trasparente, in forma digitale;
  • Diritto di effettuare qualsiasi pagamento in forma digitale (art. 5). Garantisce la possibilità di effettuare qualsiasi pagamento verso le pubbliche amministrazioni centrali attraverso le tecnologie informatiche e telemetriche in modo sicuro (la legge prevedeva come termine ultimo giugno 2007).
  • Diritto dell’utilizzo della posta elettronica certificata (art. 6). I cittadini e le imprese che ne fanno richiesta hanno diritto a ricevere tutte le comunicazioni delle pubbliche amministrazioni via e-mail all’indirizzo che avranno dichiarato. La posta elettronica proveniente dalla P.A. sarà certificata, ossia sarà certa la data e l’ora della spedizione, della ricezione e della sua provenienza. I documenti ricevuti in questo modo avranno piena validità giuridica anche verso altre aziende e persone;
  • Diritto alla qualità del servizio e alla misura della soddisfazione (art. 7). La riorganizzazione di servizi resi deve avvenire sulla base di un preventiva analisi delle esigenze degli utenti.
  • Diritto alla partecipazione (art. 9). Lo Stato favorisce ogni forma di uso delle nuove tecnologie per promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini, anche residenti all’estero, al processo democratico e per facilitare l’esercizio dei diritti politici e civili sia individuali che collettivi;
  • Diritto a trovare on line tutti i moduli e formulari validi e aggiornati (art. 57).

2. Al fine di realizzare i diritti sopra indicati sono stati introdotti NUOVI STRUMENTI la cui validità giuridica è affermata:

  • La posta elettronica certificata (art. 6 e art. 48). Si tratta di una e-mail che garantisce ora e data di spedizione e di ricezione, provenienza (con una firma elettronica) e integrità del contenuto. La trasmissione del documento informatico per via telematica equivale nei casi consentiti dalla legge alla notificazione per mezzo posta;
  • La firma digitale (art.24). Garantisce con sicurezza l’identificazione di chi firma e la sua volontà di firmare. L’apposizione di questa firma integra e sostituisce sigilli, punzoni, e timbri, e dà validità giuridica a qualsiasi attestazione nei rapporti tra i privati, tra privati e pubbliche amministrazioni e tra amministrazioni. Per rendere più sicura la firma elettronica deve essere certificata in maniera qualificata, ovvero da un ente certificatore che risponda ai requisiti di legge e che si faccia garante dell’affidabilità della firma.
  • I documenti informatici e il protocollo elettronico (artt. 20ss., artt. 40 ss.). Un documento informatico, sottoscritto con una firma elettronica certificata, ha sempre e dovunque la stessa validità del documento cartaceo ed ogni effetto di legge deve sempre essere accettato da qualsiasi soggetto pubblico o privato. È possibile quindi sostituire i documenti cartacei con documenti informatici, con considerevoli vantaggi di tempo, di spazio e di carta. Le P. A. possono raccogliere tutti i documenti relativi ad uno stesso procedimento in un fascicolo elettronico e deve comunicare ai cittadini interessati come accedervi, secondo quanto prescrive la legge sulla trasparenza (L. 241/1990). Il codice obbliga tutte le amministrazioni a gestire i documenti con sistemi informatici mediante il protocollo elettronico (certo e non modificabile che costituisce una garanzia di equità e di trasparenza, scoraggiando malcostumi e corruzione) e l’archiviazione elettronica che permette enormi risparmi di spazio e soprattutto di rintracciare velocemente qualsiasi documento tra i miliardi di documenti conservati dalle p.a.
  • Il fascicolo informatico (art. 41). La P.A. titolare del procedimento può raccogliere in un fascicolo informatico gli atti, i documenti e i dati del procedimento medesimo. Tale fascicolo deve garantire la possibilità di essere direttamente consultato da tutte le amministrazioni coinvolte nel procedimento.
  • I siti internet delle amministrazioni (artt. 53-54). I siti internet devono essere accessibili da tutti, anche dai disabili, reperibili, facilmente usabili, chiari nel linguaggio, affidabili, semplici e omogenei tra loro. I siti internet diventano il canale privilegiato per entrare nelle pubbliche amministrazioni e sono tenuti quindi a riportare alcuni dati necessari per orientarsi: l’organigramma per sapere chi fa cosa; gli indirizzi e-mail; gli indirizzi e-mail a cui rivolgersi per ciascuna necessità; l’elenco dei servizi forniti in rete; l’elenco di tutti i bandi di gara; l’elenco dei procedimenti svolti da ciascun ufficio con la loro durata e il nome del responsabile;
  • Le carte elettroniche (art. 66). La Carta d’identità elettronica e la Carta nazionale dei servizi diventano lo strumento chiave per realizzare e semplificare l’azione amministrativa e sono regolate per essere uno strumento di autenticazione e di accesso ai servizi in rete della P.A. che sia universalmente valido in Italia, ma allo stesso tempo che contenga quei servizi e quelle utilità che ciascun amministratore territoriale giudichi utile per i propri cittadini. Con decreto ministeriale sono dettate le regole tecniche e di sicurezza relative alle tecnologie e ai materiali utilizzati per la produzione di tali carte, nonché della loro modalità d’impiego.

Giunti a questo punto viene spontaneo chiedersi quanto di tutto questo sia già stato fatto e quanto, invece rimanga ancora da fare. Alcune cose, a ragion del vero, sono già operative (vedi, guarda caso, la possibilità di effettuare certi pagamenti on line), altre restano per adesso poco più che dei miraggi.

Tuttavia, è indubbio che tale norma rechi con sé dei benefici che devono essere valutati in tutte le loro potenzialità. A maggior ragione se tali benefici siano interpretati come il “portale” da attraversare affichè le p.a. divengano strutture leggere smettendo così i panni di gravoso orpello per la vita del cittadino, trasformandosi invece in un valido sostegno della stessa. Al contempo è necessario chiedersi quanto delle inadempienze, che il confronto tra norma e quotidianità ci fa facilmente rilevare, sia imputabile alla mancanza di fondi di cui la p.a. sembra patologicamente soffrire, e quanto invece all’incompetenza degli amministratori stessi.

Iniziare ad esigere i diritti che le leggi ci attribuiscono è un buon modo per far sorgere nelle classi dirigenti la consapevolezza della propria inettitudine.

Tutte le nozioni qui utilizzate sono state tratte da: “Elementi di Diritto Amministrativo, Edizione Simone, 2006”.

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