Apr 30 2008
LA VITTORIA DELLA CHIMICA: NUOVE TECNICHE DI LOBOTOMIA.
Più mi guardo attorno e più trovo facile notare quanto penosa sia divenuta la condizione giovanile. Questo articolo, che vuole essere una provocazione neanche tanto velata, è rivolta ai giovani, quindi anche a noi.
Storicamente i giovani, nel bene e nel male, sono stati il motore del cambiamento, poiché ad essi è sempre appartenuto l’inquietudine che li portava ad essere in uno stato di «perenne ribellione». Mai paghi, mai soddisfatti ma sempre delusi: fondamentalmente onesti. Che fosse soltanto latente, e pertanto rimanesse un’indisposizione generazionale, o piuttosto si concretizzasse a seconda dei tempi, questa condizione di perenne ribellione, è stata (ed è bene sottolineare che sempre sarà) all’origine dei mutamenti sociali, finanche politici.
Se l’ ”Istituzione” è il consolidarsi, meglio il cristallizzarsi di un “movimento”, è compito dei giovani, forti della loro onestà, verificare che tale istituzione non stravolga corrompendola l’idea originaria sorta col movimento. Pertanto, l’incapacità di mediazione tipicamente giovanile - e che beninteso potrebbe essere vista come un difetto - assume nella convivenza e nel progredire sociale una funzione insostituibile, garante della genuinità e dell’efficienza delle istituzioni. Quando questa genuinità viene meno è compito dei giovani - e non può non essere altrimenti poiché solo essi non hanno interessi materiali da difendere - distruggere le istituzioni malate o almeno combattere per cambiarle (in nuce la possibilità di farlo mediante due percorsi: quello rivoluzionario e quello riformista).
Ma guardiamoci ora attorno: dove sono i giovani? Quali gli studenti? A meno che non si sostenga che la società per come è formata è la migliore possibile mi viene da pensare che i giovani siano morti tutti, o forse prematuramente invecchiati. Altro che rivoluzionari: questi giovani sono dei reazionari, più realisti del Re, più bigotti dei loro padri. Hanno barattato l’eterna sottomissione per il 18 politico, hanno scelto la via comoda del non scegliere.
Cari giovani, perché accettate tutto quello che vi offrono senza fiatare? Vi hanno dato il precariato chiamandolo lavoro flessibile; di giorno in giorno vi avvelenano e voi respirate a pieni polmoni. Vi sentite lontani dalle ideologie ma non sapete districarvene; ogni tanto individuate un novo nemico da combattete, la versione aggiornata del “barbàros” di temila anni orsono. L’ennesima guerre tra poveri, schiavitù quotidiana chiamata libertà. Rifuggite dai classici per la De Filippi, credete di conoscere ogni cosa poiché l’avete appresa alla televisione. Criticate la forma e ignorate la sostanza, rimproverate ma non trovate alternative, bestemmiate dèi che più non vi appartengono.
Cari studenti, perché studiare se non vi riesce di catturare la novità? Perché piuttosto non vi arrendete all’evidenza che il nuovo è stato espunto dai vostri cervelli? Quale studente di Medicina o di Farmacia è disposto ad accettare la medicina naturale? Da quando la chimica è riuscita a sintetizzare quei principi attivi che già esistevano in natura, i più furbi ce li hanno venduti sotto forma di farmaci ed hanno fatto sparire tutto il resto. Sono scomparse tradizioni millenarie che cercavano più che curare indiscriminatamente patologie che mai si presentano nella stessa maniera e virulenza, di trovare l’equilibrio che il corpo necessita dentro sé e con ciò che lo circonda. Sono scomparse le piante officinali: bruciate dal diserbo, è sparito il ricambio delle colture, è morta la consapevolezza del ciclo stagionale. Perché gli studenti di Agraria non rivendicano la zappa? E quanti di essi hanno studiato l’agricoltura biodinamica e sinergetica? Pochi credo. Allora dobbiamo dire che esistono solo i metodi che ci inculcano? Ha senso solo quello che ci insegnano? O quello che ci insegnano avrà il suo bel ritorno economico? Ma noi, cosa ne guadagniamo?
A cosa servono le Scienze Politiche oggi? A creare precariato? Burocrati? A catalizzare una classe dirigente indottrinata a consolidare i poteri forti? Ha senso studiare la Storia se poi rimane lettera morta? E di Scienze della Comunicazione: vogliamo parlarne? Meglio di no. Sono stufo.
Tutto questo è per dire che non ci si deve accontentare mai. Almeno noi giovani non lo dovremo fare. Il ruolo di garanti sociali ce lo impone. Dobbiamo quindi ritornare ad essere i protagonisti della Storia, riuscire a scoprire la novità dei tempi che incalzano. Inventarci una nuova rivoluzione. Smascherare il regresso venduto sottoforma di progresso. La cultura deve essere il nostro fine, mai il mezzo.
Se la chimica ha vinto, non lasciamo che essa vinca anche i nostri cervelli.