Ho apprezzato la discussione sorta dal mio articolo di debutto su m97, riguardante l’utilizzo, appropriato o meno, della nostra propria cultura, a discapito magari del numero di partecipanti alle discussioni. Ho apprezzato, fondamentalmente, perché so di essere uno che a volte parla troppo complicato anche quando non serve. Ho apprezzato perché nonostante si parlasse appunto del poco coinvolgimento, la discussione ha visto coinvolta gente di più fasce d’età, o questa almeno era la sensazione.
Ho apprezzato il fatto che qualcuno si è dimostrato preoccupato per la totale assenza di commenti e di novità durante le vacanze estive… Ok, qualcuno era a Jesolo e qualcuno in Polonia, ma son sicuro che l’email tutti noi l’hanno controllata, no? Vero quindi che c’è stata una certa negligenza, durante la quale, ad esempio, nessuno ha evidenziato il fatto che il piano di distruzione dell’Alitalia è stato perfidamente concluso durante la pausa estiva affinchè nessuno gli desse più importanza della granita o dell’orario ideale per prendere l’autostrada per il rientro.
Questo è il segno che forse la nostra generazione di semi – trentenni (o neotrentenni) frustrati si porta ancora; un menefreghismo velato che talvolta riemerge, ci riporta a ciò che eravamo prima di saltare sulla sedia, in questa piccola aula elettronica come in tante altre. Ci riporta a dire che questo e quello non ci riguardano, o che voglio dire la mia ma questo può aspettare, cambiamo il mondo ma solo dopo la grigliata.
Chiedo scusa anch’io, in quanto anche all’estero non mi sono mancate le occasioni di consultare internet, e un qualche trafiletto avrei potuto scriverlo…
Ora, veniamo alla seconda questione, direttamente collegata alla prima.
Qual è la mia opinione sulla partecipazione?
Io mi interesso di politica dal basso, è ovvio che come tutti a volte mi vedo anch’io nei panni di “quegli altri là” che ci governano, ma di mio cerco di muovere il fondale rendere, l’acqua torbida abbastanza da far emergere la sporcizia. L’iniziativa alla quale sto pensando da un po’ – alcuni miei amici ne sono al corrente e a chi interessa basta chiedere – va proprio in questa direzione: un cittadino non può pretendere di indignarsi verso governo e parlamentari se è incapace di indignarsi anche per le piccole ingiustizie della propria città.
Siamo ancora troppo menefreghisti per fare qualcosa. Un esempio? Ieri mi son dimenticato le chiavi dentro casa. I miei coinquilini erano tutti via. Ho scavalcato il cancello SEI volte (di sabato mattina, eh?) e NESSUNO mi ha chiesto chi fossi, nessuno ha chiamato almeno la polizia per controllare.
Il menefreghismo, voglio credere, viene anche da una certa ignoranza. Noi temiamo sempre ciò che è nuovo, che non conosciamo pienamente: abbiamo bisogno di sicurezza e di standard, o, come diceva una fortunata battuta di un film che ho visto di recente, abbiamo bisogno di seguire dei PIANI.
A volte non comprendiamo invece che le spaventose novità che stiamo attraversando fanno parte di cicli secolari, si sono già ripetute varie volte nella storia, basti pensare ai fenomeni della criminalità o della fame. A volte, come già detto, altro non vogliamo che il seno di mamma Italia tra le fauci e tanta pace intorno a noi.
L’ignoranza è un bene, recitava un altro film. Non importa quanto il mondo sia sporco e ingiusto, il mio giardino dev’essere verde, splendido e MIO; e, ovviamente, deve avere un’alta siepe tutt’attorno…
I problemi della partecipazione, quindi, non si risolvono con una pagina in internet, questo penso lo sappiamo tutti. Non si risolvono con le elezioni, almeno non finchè questa classe politica non sarà andata a casa: i problemi, voglio credere tutti i problemi, si risolvono prima dentro la testa della gente. Non c’è finanziaria che regga! Finchè la gente crede che l’indignazione e lo scontento non portano da nessuna parte, questi vandali in giacca e cravatta continueranno a sfasciare le nostre vite, sorridendo e agitando la mano.
E come fare? Come contrastare il potere lobbistico, ermetico, intoccabile che costoro hanno raggiunto?
L’unica arma che abbiamo a disposizione è sempre quella: la nostra testa. Quell’ammasso di poltiglia cenerina chiamato cervello, per troppo tempo atrofizzato dalla televisione e dalle frasi fatte di falsi guru e da sedicenti eroi, quel ricettacolo di informazioni che abbiamo programmato negli ultimi cinquant’anni solo per lo stoccaggio e non per la rielaborazione e per la trasmissione dei dati, ha ancora risorse impensabili. Solo attraverso la mente, la ragione, e soprattutto per lo scambio di idee, potremo veramente essere capaci di fare qualcosa.
Parlare facile è sicuramente più immediato, più efficace a breve termine, più pop se vogliamo, ma non dobbiamo fare una politica della parola trita e ritrita, altrimenti, diventiamo… come loro. Non sarebbe invece meraviglioso se, invece di rendere la politica accessibile a tutti, rendiamo tutti capaci di accedere alla politica?
Disinformazione e ignoranza si risolvono, come detto, non con una pagina web; ma forse, se insistiamo, come ha fatto la tv, come hanno fatto loro, in tre, trenta, trecento pagine web con un messaggio non uguale ma sempre complementare, se insomma movimento97 si può leggere anche sul myspace di Caio, sul blog di Tizio, sul sito Sempronioforpresident.com, e se contemporaneamente su m97 l’utente trovasse il giornale vero, il sito di denuncia, il forum su questo e su quello… Se insomma invece di un sito ci si trovasse ad avere a che fare con un network, un indotto telematico che guarda nella stessa direzione, non sarebbe meraviglioso? Se quindici persone leggono m97, e postano quell’articolo nel loro blog, e da lì altre quindici persone leggono, sono già 225… più quindici, 240! E se quelle 225 lo postano e altre quindici per blog lo leggono, siamo a 3375+225+15= 3615!!! In due giorni, la frazione di un paese!
Ovvio, non basta mandare attraverso i blog le catene di sant’antonio… La gente non deve solo sapere, deve interessarsi in prima persona della vita del proprio paese, deve essere in grado di scegliere con discernimento e con la propria coscienza e autocritica la via migliore per uscire dall’oscurità.
Come dico più volte, i bellissimi ideali illuministi sono in fondo falliti, lo sappiamo: l’enciclopedia non è arrivata a tutti, è anzi divenuta una scocciatura e un modo per fare soldi porta a porta. Non serve a niente lamentarci della stampa politicizzata se la maggior parte degli italiani legge la Gazzetta dello Sport e uno che legge un giornale da cima a fondo viene deriso dai colleghi che leggono solo la prima pagina.
E’ questo il lavoro più importante, a mio avviso, che noi trentenni frustrati, dobbiamo portare avanti con più urgenza. Sappiamo bene che il nostro voto non cambierà le cose (ci vuole solo il coraggio di dirlo); ma dobbiamo toglierci dalla testa che non possiamo farci niente! Ciò che possiamo fare è il lavoro del fisioterapista: RIABILITARE la collettività ad usare la ragione, un po’ coi massaggi un po’ con gli esercizi, un po’ con gli stimoli che portino i… ehm… “disabili” ad esercitarsi più e più nell’uso della ragione, finchè non avremo raggiunto il livello in cui nessuno si sentirà escluso da una discussione politica, nessuno crederà alle balle dei Vermilingui che ci governano. Agire laddove gli illuministi hanno fallito, ora che la cultura è accessibile riversarla across the universe, renderla un bene veramente pubblico. Perché se l’Enciclopedia resta ancora fuori dalle fabbriche, dai cantieri e tante volte anche dagli uffici, tanto vale tornare alle messe in latino, così rendiamo palese che non capiamo un’acca di quel che facciamo e professiamo sia nella vita che nello spirito.
Allora – so che è un sogno, ma se non si sogna che gusto c’è? – quando tutti saranno in grado di usare la propria testa, di recepire e di mandare messaggi, di agire secondo la propria coscienza e non secondo il proprio stomaco, allora forse saremo in grado di estirpare l’ignoranza a tal punto… Che non permetteremo a chi è più ignorante di noi di governare. Non fraintendetemi, non sto parlando di persecuzione politica verso chi non è andato a scuola. Sto dicendo che, come una volta si avevano i SAGGI del villaggio, noi vorremo dei saggi al governo, e quindi coloro che non si dimostrano degni noi saremmo in grado di riconoscerli ed estirparli democraticamente dai piani alti del potere. Una sofodemocrazia, la democrazia Sapiente, per intenderci. La vera democrazia, la vera Libertà, perché data non dalla Libertà di scelta, ma dalla Capacità di scelta autonoma. La libertà di sottostare alla nostra propria coscienza perché la riconosciamo, come dire, abile a governare.
Per tutto questo ci vuole un gran lavoro. Bisogna imparare a leggere e scrivere di nuovo, per intenderci: a leggere pagina due del giornale prima di leggere la prima pagina, a non scrivere niente che non abbia una fonte e un fondamento, a non aver paura di denunciare né il tiranno né il ribelle, a non essere di parte per far sì che le parti si uniscano e formino, nuovamente, una cosa sola, dalla parte di tutti. Tutti per uno e uno per tutti, insomma, e che Richelieu se ne vada in pensione… hehe…
So che questo può sembrare inverosimile, ma il concetto di sofocrazia mi è stato più volte presentato, anche sotto altri nomi o senza un nome vero e proprio. Sono giunto alla conclusione che esso affonda le radici proprio nell’Illuminismo, nelle Rivoluzioni francese e statunitense, dove Al Gore nel suo L’assalto alla ragione (Feltrinelli, 2007) ricorda appunto che gli USA nacquero grazie alle speranze che i cosiddetti padri fondatori riversavano sul popolo statunitense e la sua capacità di giudicare l’operato governativo attraverso la ragione, e che, al contrario, oggi si vedono negati quei diritti proprio in quanto hanno quasi completamente perso la capacità di assimilare i propri pensieri, troppo impegnati ad imparare a memoria le parole di politici come Giorgio Cespuglio…
Trecentocinquantamila righe di articolo per dire solo questo: dobbiamo re imparare ad essere intelligenti, e quando diffondiamo le nostre idee dobbiamo agire in modalità multicanale. Postare un articolo di m97 sul proprio blog, voglio sperare, non è un reato. Per m97, collaborare con nuove proposte di politica dal basso non è un’umiliazione, voglio sperare. Per, infine, timide iniziative di azione popolare, non è certo un tabù chiedere a m97 il proprio supporto divulgativo.
Affinchè anche noi possiamo avere il nostro mercato delle idee, è necessario creare un grande spazio, un’agorà telematica, che, chi lo sa, magari dopo un po’ potrà farci atterrare nel mondo reale a risolvere quei problemi di cui oggi discutiamo comodamente ingrassandoci dietro ad un computer.
Grazie per la pazienza, scusate per le offese, aspetto commenti, idee ed eventuali insulti.