Archive for Settembre, 2008

Set 29 2008

IL PRANZO E’ SERVITO

Pubblicato da Matteo Cesaretto nella categoria InfoConsumo

Prima è accaduto con i pomodori in barattolo e la pasta contraffatta. Poi è stata la volta del vino doc adulterato, dell’olio che assumeva il colore della clorofilla anziché dell’oliva, della mozzarella alla diossina. Per ultima la disgustosa storia del formaggio riciclato: gli ingredienti per un pranzetto da ricovero al pronto soccorso ci sono tutti!

Alcuni imprenditori ultimamente devono essersi convinti di avere scoperto la formula alchemica che trasforma il pattume in oro. E forse, a ben vedere e a modo loro, ci sono riusciti per davvero.

È il caso di un disinvolto imprenditore del Novarese, Domenico Russo, arrestato ad inizio luglio poiché a capo di una vera e propria filiera di contraffazione del formaggio.

La notizia è tanto nota quanto rivoltante. Alcune case produttrici di formaggi e latticini rifornivano il soggetto in questione di prodotti di scarto, formaggi scaduti o contaminati da escrementi di topi, residui di ferro, di plastica e muffe. I funzionari della Guardia di Finanza che hanno svolto le indagini hanno parlato addirittura di sottilette prodotte nel 1980 e ritrovate negli stabilimenti della Tradel, una delle ditte di Russo. Tutto lo scarto così accumulato veniva quindi rilavorato (talvolta senza pastorizzazione e senza fusione) e, una volta “ripulito” agli occhi del consumatore, rimesso in commercio sottoforma di formaggio fuso o come “Gran Mix”. Il primo è un prodotto simile alle sottilette, mentre nel secondo caso si tratta di confezioni di formaggio grattugiato.

Sono significative le parole del Colonnello della Guardia di Finanza Mauro Santonostaso, riportate nel numero 29 del settimanale «Il Salvagente»: «per smaltire un prodotto caseario scaduto, l’azienda paga 36 centesimi al chilo alla ditta che se ne occupa, a meno di non voler fare da sé assumendosi l’onere di un processo complesso e di macchinari costosi. Con l’azienda di Russo, le grosse ditte, invece di pagare, ricevono un centesimo per ogni chilo di materia prima».

La triste Verità che alimenti scaduti vengano “riciclati” sulle nostre tavole o che nel migliore dei casi finiscano nei mangimi per uso zootecnico, è una notizia che potrebbe divenire assai pericolosa, pertanto si decide di parlarne, ma non troppo. È lo stesso finanziere ad ammettere: «abbiamo cercato di condurre la cosa con la giusta cautela. Una notizia del genere poteva creare molto allarme della popolazione». Continuando subito dopo: «del resto, l’opportunità o meno di allertare l’opinione pubblica e decidere per il ritiro dagli scaffali di prodotti sospetti non è compito nostro». Chi dovrebbe occuparsene dunque? Cosa fanno le istituzioni? Mentre le Associazioni dei consumatori chiedono maggiore chiarezza e controlli, il Ministero delle Politiche Agricole minimizza, e quello della Salute sceglie la via del Silenzio. «Il Salvagente» invece continua la sua inchiesta, scopre le complicità dell’Asl di Cremona, e al n. 31 pubblica i nomi delle ditte coinvolte rivelando alcuni marchi molto conosciuti.

Di fronte alla gravità di questi accadimenti viene il sospetto che semplici controlli non siano sufficienti, a maggior ragione se - come è in effetti accaduto - coloro che dovrebbero controllare sono complici dei misfatti. Inutile rinviare la questione alla annosa domanda “chi controlla i controllori?”. Occorrerebbe invece condurre una seria riflessione sul fatto che eventi come quelli qui appena accennati non sono un’eccezione difficile a ripetersi, quanto piuttosto la variabile impazzita, certo esasperata, di quella che tuttavia rimane pratica comune: un anello oramai consolidato della nostra catena alimentare.

articolo tratto da “la Città” di Adria anno VI, settembre ‘08

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Set 18 2008

Ma quale cultura.. l’ignoranza è il bene dei potenti

Pubblicato da Diego Novo nella categoria Politica

Negli ultimi anni ogni governo italiano ha voluto mettere la propria firma con riforme, a volte insensate, nella scuola pubblica. Tante volte, inoltre, ha dato contributi anche alle scuole private, creando dissensi, dibattiti e referendum su un tema molto delicato e non di facile comprensione. Guardando la storia, nei tempi del feudalesimo solo poche persone potevano avere una cultura e un’istruzione: i sacerdoti e i feudatari. In quel periodo infatti i potenti, che erano quindi istruiti, potevano fare i propri comodi mangiando sopra l’ignoranza della gente. La storia ci insegna che da sempre la scuola è stata un problema per gli aristocratici e per i conservatori, in quanto vedevano la crescita culturale un possibile nemico. La scuola è fondamentale per la crescita culturale di uno stato e dal mio punto di vista non deve essere oggetto di discussioni politiche o di “gioco” tra i potenti. In questo periodo il nuovo ministro dell’istruzione, On. Mariastella Gelmini, ha preparato l’ennesima riforma riportando il maestro unico tra i banchi delle elementari. Volevo soffermarmi su questo argomento: come fa un maestro, visto l’aumento delle materie presenti, essere preparato in tutti gli argomenti? Se pensiamo che sempre questo governo ha reso l’obbligo dell’inglese e dell’informatica, vedo l’impresa molto difficile. Come al solito, la scelta fatta è facile da capire ed è imputabile alla decisione di risparmiare la spesa pubblica. Il ministro ha dichiarato che la spesa per l’istruzione è per il 97% dovuta dai compensi percepiti dagli insegnati. Dopo comunque aver fatto la riforma il ministro ha rilasciato nei primi giorni di inizio del nuovo anno scolastico un’intervista dichiarando che sentirà il personale scolastico per chiedere proposte o suggerimenti. Bene, prima fa la riforma e poi chiede cosa si dovrebbe fare dagli interessati? Ottimo metodo di procedere. Ora non voglio polemizzare sulla riforma fatta ma io la vedo come un passo indietro della scuola italiana e reputo improprio tagliare, visto il periodo di crisi, proprio nell’istruzione.

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Set 13 2008

L’informazione che manca

Pubblicato da Diego Novo nella categoria Ambiente e Nuove Tecnologie, Politica

L’attuale Governo Berlusconi è ormai da diversi mesi in attività e come promesso ha “risolto” il problema rifiuti in Campania. Vorrei in questo mio piccolo spazio riflettere su questo argomento che reputo importante non tanto per la situazione dei rifiuti a Napoli, ma per come l’informazione è venuta a mancare.
Facciamo un po’ di cronistoria sull’argomento. Il problema rifiuti in Campania è da 20 anni che esiste e se ne parla. Il commissario straordinario attuale è lo stesso che c’era con il governo Berlusconi di due legislazioni fa. Trascurando tutti i 20 anni di sprechi, errori e implicazioni camorristiche, vediamo in quest’ultimo anno cosa è successo.
Mentre al Governo c’era la sinistra con Prodi, il problema è tornato sotto gli occhi dell’opinione pubblica con servizi giornalistici quotidiani su tutte le testate e su tutti i telegiornali con collegamenti in diretta e reporter sul posto. Con Prodi non si è riusciti a trovare accordi per la creazione di discariche e tengo a precisare che il Nostro Galan ha pubblicamente dichiarato: “Noi in Veneto non vogliamo i rifiuti del Sud, che se li tengano” dopo che il governo aveva chiesto solidarietà. Tutte le testate giornaliste internazionali pubblicavano immagini di Napoli massacrando l’immagine dell’Italia intera nel Mondo. La comunità europea ci ha “prestato” dei milioni di euro per risolvere il problema… ma si va avanti. Prodi decade, Berlusconi viene eletto. Subito esercito per bloccare i protestanti e creazione di nuove discariche. Nel frattempo le immondizie venivano trasportate in Germania sotto pagamento sia del trasporto che dello smaltimento. A distanza di qualche mese dall’intervento di Berlusconi, che è successo? Sono effettivamente sparite le immondizie o sono spariti i giornalisti in Campania?
Le discariche devono ancora essere completate, la Germania ha rispedito indietro tutti i nostri rifiuti in quanto contenevano rifiuti tossici, ospedalieri mescolati dentro i rifiuti urbani. Nella periferia di Napoli i rifiuti sono ancora in strada e Galan ha accettato di far portare i rifiuti nelle discariche del Veneto, gli stessi che la Germania ha spedito indietro.
Concludendo, come mai la stampa e l’informazione in generale non riporta più queste notizie? Come mai non si parla più di rifiuti a Napoli ma ogni volta che si tenta di parlare non si intervistano i residenti ma Berlusconi che afferma ogni volta “L‘operazione Napoli pulita sta andando avanti!” e soprattutto perché portano rifiuti tossici qui in Veneto e nessuno di noi si lamenta, protesta o chiede controlli e verifiche?

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Set 12 2008

La STRATEGIA dell’ENERGIA - il CIP6

Pubblicato da Matteo Cesaretto nella categoria Ambiente e Nuove Tecnologie

Con questo articolo continua il breve ciclo di interventi che ha come oggetto il tema dell’energia. Sebbene il tema qui trattato sia noto agli habitués del web, rimane tuttavia pressoché sconosciuto al grande pubblico poiché la tv – guarda caso – raramente ne ha parlato.

Nel 1991 venne introdotta, su ispirazione di norme comunitarie, una importante legge: la n. 9, attraverso la quale si incentivava la produzione delle energie rinnovabili, dunque pulite, attraverso una maggiorazione sul prezzo di vendita delle energie prodotte attraverso fonti rinnovabili. In sede di approvazione della legge, il Comitato Interministeriale sui Prezzi, con la delibera n. 6 del 29 aprile 1992 ha però aggiunto alla voce rinnovabili quella “assimilabili”. Pertanto da allora la maggiorazione sul prezzo di vendita e concessa a tutti coloro che producono energia da fonti rinnovabili e assimilabili.

Possibile che nel paese dell’Accademia della Crusca, nella patria di fini esegeti e di raffinati giuristi, nessuno si sia reso conto che quelle parole stravolgevano completamente il senso originario della legge? Sta di fatto che “assimilabili” vuol dire tutto e non vuol dire nulla, così quello che voleva essere il timido tentativo di disintossicarsi dalla dipendenza del petrolio, si è trasformata in una furbata che non ha eguali oltre i confini nazionali.centrale.jpeg

Attraverso questa “innocua” modifica, gli italiani hanno finanziato la costruzione d’inceneritori di rifiuti, che altrettanto innocuamente vengono chiamati termovalorizzatori. La maggiorazione sul prezzo di vendita che lo Stato offre ai produttori dell’ “assimilabile” è pagata direttamente dai cittadini come percentuale calcolato dalla bolletta Enel. Tempo fa era possibile scorgere questa quota alla voce A3, ma di recente è stata tolta. Così dei circa 30 miliardi di euro che sono stati pagati dal 1991 al 2003 dai consumatori italiani attraverso le bollette, ben il 92% e’ andato ad impianti inquinanti come centrali a fonti fossili o inceneritori, mentre solo l’8% e’ finito a chi utilizza fonti rinnovabili pulite.

Ma c’è di peggio. Con un’altra legge - pure essa in linea di principio apprezzabile - vale a dire quella sulle liberalizzazioni dell’energia, si sta ora offrendo l’opportunità a scaltri imprenditori di impiantare le più disparate tipologie di centrali, che vengono confuse con fonti pulite. Questi affaristi sono attratti dal guadagno che se ne ricaverà dall’incentivo statale e se ne fregano delle ricadute che tali produzioni hanno sulla salute di chi ci vive. Alcuni studi come quello condotto dal Dott. Stefano Montanari e dalla Dott.ssa Antonietta Gatti hanno dimostrato che gli inceneritori di nuova generazioni producono pericolose nanoparticelle (Pm 2,5 fino a Pm 0,01) che penetrano nel sangue e da lì si depositano negli organi del corpo umano finendo per causare tumori. Montanari per dare visibilità alle sue scoperte si è presentato alle ultime elezioni ed è stato trattato alla stregua di un paranoico.

Ma se le sue affermazioni dovessero corrispondere al vero ci troveremmo davanti ad uno scenario inquietante: la produzione di fumi nocivi verrebbe dislocata e parcellizzata sul territorio italiano, comune per comune città per città; e tutto ciò, da un lato illudendo la gente sul fatto che “assimilabile” equivale a “rinnovabile”, dall’altro ponendo il Segreto di Stato sui progetti futuri. Intanto Tremonti alla tv (Ballarò 9/9/08) parla del nucleare come fosse un dato acquisito, e i cittadini continuano ad investire sulla loro morte, e la commissione Europea ha stabilito che “la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile”. Dovremo in futuro pagare una sanzione anche per avere violato questa norma?

Concludo con un appello. So per certo che in molti enti locali sono stati presentati progetti inerenti alla materia di cui tratta l’articolo. A Conselve, piccolo comune del padovano, si è pensato di impiantare un bruciatore ad olio di palma. Non ho ben capito come funzioni un bruciatore di tal fatta, ma immagino che trasportare l’olio per centinaia o meglio migliaia di chilometri (visto che in tutta la provincia di Padova palme non ce ne sono) sia già questo abbastanza dispendioso e inquinante. Rimangono da capire le peculiarità dell’impianto. Se qualcuno volesse farsi sentire….noi siamo disponibili ad offrire loro spazio.

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Set 10 2008

Omaggio a Erich Priebke

Pubblicato da Maicol Casarin nella categoria Politica

Egregio Ministro La Russa,

Mi sento in dovere di aggiungere una postilla al Suo discorso in occasione della cerimonia dell’8 settembre scorso a Roma a Porta San Paolo, uno dei luoghi-simbolo della resistenza agli invasori nella Capitale l’8 settembre 1943.

La sua precisazione in chiave italiana, ha risvegliato in molti credo, almeno in me, la necessità di ricordare e omaggiare gli eroi di quel tempo dimenticati, al di là dei soliti noti “ragazzi di Salò“; Lei mi capirà, ne prendo uno in rappresentanza di tutti. Erik Priebke.

Oramai novantacinquenne, fu capitano delle SS durante la Seconda Guerra Mondiale in Italia, dove partecipò al coordinamento delle tattiche e delle strategie che il Terzo Reich avrebbe dovuto adottare nella penisola, nonché alla pianificazione ed alla realizzazione della strage delle Fosse Ardeatine. Visse per decenni prima nascosto in Argentina, poi agli arresti domiciliari per aver condiviso un pensiero evidentemente antipatico a molti, una particolare visione sul mondo, con un forte ideale di libertà. Una persona che ha dato la vita per la sua causa, prendendo decisioni difficili, e talvolta compromettenti,
ma dovute di certo, e per la quale ne paga ancora le conseguenze.

Ma… “diciamocelo“… era quella guerra, e quella guerra ormai è storia, e la storia si deve giudicare per quello che è! E allora perché non allargare l’omaggio anche a lui, Sig. Ministro e alle molte persone come lui che “pur nella differenza di posizioni” combatterono credendo nella difesa della patria? Non crede Sig. Ministro che anch’essi come lui meritino “il rispetto, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia“?

Cordialmente

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Set 08 2008

Network, Neoilluminismo, “Sofodemocrazia”

Pubblicato da Conrado de Vita nella categoria Altra Politica


Ho apprezzato la discussione sorta dal mio articolo di debutto su m97, riguardante l’utilizzo, appropriato o meno, della nostra propria cultura, a discapito magari del numero di partecipanti alle discussioni. Ho apprezzato, fondamentalmente, perché so di essere uno che a volte parla troppo complicato anche quando non serve. Ho apprezzato perché nonostante si parlasse appunto del poco coinvolgimento, la discussione ha visto coinvolta gente di più fasce d’età, o questa almeno era la sensazione.

Ho apprezzato il fatto che qualcuno si è dimostrato preoccupato per la totale assenza di commenti e di novità durante le vacanze estive… Ok, qualcuno era a Jesolo e qualcuno in Polonia, ma son sicuro che l’email tutti noi l’hanno controllata, no? Vero quindi che c’è stata una certa negligenza, durante la quale, ad esempio, nessuno ha evidenziato il fatto che il piano di distruzione dell’Alitalia è stato perfidamente concluso durante la pausa estiva affinchè nessuno gli desse più importanza della granita o dell’orario ideale per prendere l’autostrada per il rientro.

Questo è il segno che forse la nostra generazione di semi – trentenni (o neotrentenni) frustrati si porta ancora; un menefreghismo velato che talvolta riemerge, ci riporta a ciò che eravamo prima di saltare sulla sedia, in questa piccola aula elettronica come in tante altre. Ci riporta a dire che questo e quello non ci riguardano, o che voglio dire la mia ma questo può aspettare, cambiamo il mondo ma solo dopo la grigliata.

Chiedo scusa anch’io, in quanto anche all’estero non mi sono mancate le occasioni di consultare internet, e un qualche trafiletto avrei potuto scriverlo…

Ora, veniamo alla seconda questione, direttamente collegata alla prima.

Qual è la mia opinione sulla partecipazione?

Io mi interesso di politica dal basso, è ovvio che come tutti a volte mi vedo anch’io nei panni di “quegli altri là” che ci governano, ma di mio cerco di muovere il fondale rendere, l’acqua torbida abbastanza da far emergere la sporcizia. L’iniziativa alla quale sto pensando da un po’ – alcuni miei amici ne sono al corrente e a chi interessa basta chiedere – va proprio in questa direzione: un cittadino non può pretendere di indignarsi verso governo e parlamentari se è incapace di indignarsi anche per le piccole ingiustizie della propria città.

Siamo ancora troppo menefreghisti per fare qualcosa. Un esempio? Ieri mi son dimenticato le chiavi dentro casa. I miei coinquilini erano tutti via. Ho scavalcato il cancello SEI volte (di sabato mattina, eh?) e NESSUNO mi ha chiesto chi fossi, nessuno ha chiamato almeno la polizia per controllare.

Il menefreghismo, voglio credere, viene anche da una certa ignoranza. Noi temiamo sempre ciò che è nuovo, che non conosciamo pienamente: abbiamo bisogno di sicurezza e di standard, o, come diceva una fortunata battuta di un film che ho visto di recente, abbiamo bisogno di seguire dei PIANI.

A volte non comprendiamo invece che le spaventose novità che stiamo attraversando fanno parte di cicli secolari, si sono già ripetute varie volte nella storia, basti pensare ai fenomeni della criminalità o della fame. A volte, come già detto, altro non vogliamo che il seno di mamma Italia tra le fauci e tanta pace intorno a noi.

L’ignoranza è un bene, recitava un altro film. Non importa quanto il mondo sia sporco e ingiusto, il mio giardino dev’essere verde, splendido e MIO; e, ovviamente, deve avere un’alta siepe tutt’attorno…

I problemi della partecipazione, quindi, non si risolvono con una pagina in internet, questo penso lo sappiamo tutti. Non si risolvono con le elezioni, almeno non finchè questa classe politica non sarà andata a casa: i problemi, voglio credere tutti i problemi, si risolvono prima dentro la testa della gente. Non c’è finanziaria che regga! Finchè la gente crede che l’indignazione e lo scontento non portano da nessuna parte, questi vandali in giacca e cravatta continueranno a sfasciare le nostre vite, sorridendo e agitando la mano.

E come fare? Come contrastare il potere lobbistico, ermetico, intoccabile che costoro hanno raggiunto?

L’unica arma che abbiamo a disposizione è sempre quella: la nostra testa. Quell’ammasso di poltiglia cenerina chiamato cervello, per troppo tempo atrofizzato dalla televisione e dalle frasi fatte di falsi guru e da sedicenti eroi, quel ricettacolo di informazioni che abbiamo programmato negli ultimi cinquant’anni solo per lo stoccaggio e non per la rielaborazione e per la trasmissione dei dati, ha ancora risorse impensabili. Solo attraverso la mente, la ragione, e soprattutto per lo scambio di idee, potremo veramente essere capaci di fare qualcosa.

Parlare facile è sicuramente più immediato, più efficace a breve termine, più pop se vogliamo, ma non dobbiamo fare una politica della parola trita e ritrita, altrimenti, diventiamo… come loro. Non sarebbe invece meraviglioso se, invece di rendere la politica accessibile a tutti, rendiamo tutti capaci di accedere alla politica?

Disinformazione e ignoranza si risolvono, come detto, non con una pagina web; ma forse, se insistiamo, come ha fatto la tv, come hanno fatto loro, in tre, trenta, trecento pagine web con un messaggio non uguale ma sempre complementare, se insomma movimento97 si può leggere anche sul myspace di Caio, sul blog di Tizio, sul sito Sempronioforpresident.com, e se contemporaneamente su m97 l’utente trovasse il giornale vero, il sito di denuncia, il forum su questo e su quello… Se insomma invece di un sito ci si trovasse ad avere a che fare con un network, un indotto telematico che guarda nella stessa direzione, non sarebbe meraviglioso? Se quindici persone leggono m97, e postano quell’articolo nel loro blog, e da lì altre quindici persone leggono, sono già 225… più quindici, 240! E se quelle 225 lo postano e altre quindici per blog lo leggono, siamo a 3375+225+15= 3615!!! In due giorni, la frazione di un paese!

Ovvio, non basta mandare attraverso i blog le catene di sant’antonio… La gente non deve solo sapere, deve interessarsi in prima persona della vita del proprio paese, deve essere in grado di scegliere con discernimento e con la propria coscienza e autocritica la via migliore per uscire dall’oscurità.

Come dico più volte, i bellissimi ideali illuministi sono in fondo falliti, lo sappiamo: l’enciclopedia non è arrivata a tutti, è anzi divenuta una scocciatura e un modo per fare soldi porta a porta. Non serve a niente lamentarci della stampa politicizzata se la maggior parte degli italiani legge la Gazzetta dello Sport e uno che legge un giornale da cima a fondo viene deriso dai colleghi che leggono solo la prima pagina.

E’ questo il lavoro più importante, a mio avviso, che noi trentenni frustrati, dobbiamo portare avanti con più urgenza. Sappiamo bene che il nostro voto non cambierà le cose (ci vuole solo il coraggio di dirlo); ma dobbiamo toglierci dalla testa che non possiamo farci niente! Ciò che possiamo fare è il lavoro del fisioterapista: RIABILITARE la collettività ad usare la ragione, un po’ coi massaggi un po’ con gli esercizi, un po’ con gli stimoli che portino i… ehm… “disabili” ad esercitarsi più e più nell’uso della ragione, finchè non avremo raggiunto il livello in cui nessuno si sentirà escluso da una discussione politica, nessuno crederà alle balle dei Vermilingui che ci governano. Agire laddove gli illuministi hanno fallito, ora che la cultura è accessibile riversarla across the universe, renderla un bene veramente pubblico. Perché se l’Enciclopedia resta ancora fuori dalle fabbriche, dai cantieri e tante volte anche dagli uffici, tanto vale tornare alle messe in latino, così rendiamo palese che non capiamo un’acca di quel che facciamo e professiamo sia nella vita che nello spirito.

Allora – so che è un sogno, ma se non si sogna che gusto c’è? – quando tutti saranno in grado di usare la propria testa, di recepire e di mandare messaggi, di agire secondo la propria coscienza e non secondo il proprio stomaco, allora forse saremo in grado di estirpare l’ignoranza a tal punto… Che non permetteremo a chi è più ignorante di noi di governare. Non fraintendetemi, non sto parlando di persecuzione politica verso chi non è andato a scuola. Sto dicendo che, come una volta si avevano i SAGGI del villaggio, noi vorremo dei saggi al governo, e quindi coloro che non si dimostrano degni noi saremmo in grado di riconoscerli ed estirparli democraticamente dai piani alti del potere. Una sofodemocrazia, la democrazia Sapiente, per intenderci. La vera democrazia, la vera Libertà, perché data non dalla Libertà di scelta, ma dalla Capacità di scelta autonoma. La libertà di sottostare alla nostra propria coscienza perché la riconosciamo, come dire, abile a governare.

Per tutto questo ci vuole un gran lavoro. Bisogna imparare a leggere e scrivere di nuovo, per intenderci: a leggere pagina due del giornale prima di leggere la prima pagina, a non scrivere niente che non abbia una fonte e un fondamento, a non aver paura di denunciare né il tiranno né il ribelle, a non essere di parte per far sì che le parti si uniscano e formino, nuovamente, una cosa sola, dalla parte di tutti. Tutti per uno e uno per tutti, insomma, e che Richelieu se ne vada in pensione… hehe…

So che questo può sembrare inverosimile, ma il concetto di sofocrazia mi è stato più volte presentato, anche sotto altri nomi o senza un nome vero e proprio. Sono giunto alla conclusione che esso affonda le radici proprio nell’Illuminismo, nelle Rivoluzioni francese e statunitense, dove Al Gore nel suo L’assalto alla ragione (Feltrinelli, 2007) ricorda appunto che gli USA nacquero grazie alle speranze che i cosiddetti padri fondatori riversavano sul popolo statunitense e la sua capacità di giudicare l’operato governativo attraverso la ragione, e che, al contrario, oggi si vedono negati quei diritti proprio in quanto hanno quasi completamente perso la capacità di assimilare i propri pensieri, troppo impegnati ad imparare a memoria le parole di politici come Giorgio Cespuglio…

Trecentocinquantamila righe di articolo per dire solo questo: dobbiamo re imparare ad essere intelligenti, e quando diffondiamo le nostre idee dobbiamo agire in modalità multicanale. Postare un articolo di m97 sul proprio blog, voglio sperare, non è un reato. Per m97, collaborare con nuove proposte di politica dal basso non è un’umiliazione, voglio sperare. Per, infine, timide iniziative di azione popolare, non è certo un tabù chiedere a m97 il proprio supporto divulgativo.

Affinchè anche noi possiamo avere il nostro mercato delle idee, è necessario creare un grande spazio, un’agorà telematica, che, chi lo sa, magari dopo un po’ potrà farci atterrare nel mondo reale a risolvere quei problemi di cui oggi discutiamo comodamente ingrassandoci dietro ad un computer.

Grazie per la pazienza, scusate per le offese, aspetto commenti, idee ed eventuali insulti.

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Set 05 2008

ENERGIA e SEGRETI

Pubblicato da Matteo Cesaretto nella categoria Politica

Soltanto pochi mesi orsono, a tener banco nel palinsesto mediatico c’era il tema del nucleare. Il passaggio al nucleare, concepito come possibile soluzione ai ben noti problemi di approvvigionamento energetico che il nostro paese da tempo affronta. Come molti ebbero a suo tempo modo di sottolineare, il dibattito in corso troppo facilmente tralasciava gli inconvenienti che questa conversione comporterebbe: tempi lunghi per la costruzione degli impianti, alti costi di manutenzione e il vincolo di fonti da cui, in ogni caso, si continuerebbe a dipendere. Altrettanto superficialmente non si sottolineava il fatto incontestabile che l’energia nucleare produce come sottoprodotto una quantità di scorie altamente pericolose per la salute e di non facile smaltimento.

Purtroppo, ultimamente, chi parla di ambiente e della sua tutela viene subito tacciato di far parte del “paimage025.jpgrtito dei no”, di quel partito che si oppone sempre e comunque allo sviluppo. E una volta che questo sub-strato pregiudiziale è stato generato, l’accusa di “ostilità al progresso” ha buon gioco. Probabilmente l’alternativa non è così categorica: non c’è solo il nucleare da una parte e il termoelettrico dall’altra; esistono invece forme di sviluppo che possono conciliare salute e progresso. L’esempio ce lo offrono proprio quei paesi di cui si vorrebbero imitare i modelli, finendo purtroppo col commettere l’errore di ignorare completamente quelli positivi per prendere a modello solamente quelli sbagliati: si pensi alla tanto citata Germania.

La Germania dispone certamente di centrali a reazione nucleare, ma ha l’intenzione di dismetterle da qui ai prossimi vent’anni: giusto il tempo che l’Italia impiegherebbe per costruire le sue. Al contrario il mercato delle energie rinnovabile è in quel paese in forte espansione. In soli cinque anni, partendo da un mercato di 450 milioni di €, si è arrivati ad un volume di vendite di 3,7 miliardi di €: l’80% del quale è costituito da installazioni fotovoltaiche. L’industria fotovoltaica tedesca investe 500 milioni di €, e attualmente operano in questo settore 5000 compagnie con oltre 42.500 maestranze. Inoltre, se il ministro dell’ambiente tedesco da tempo ha annunciato il progetto di aumentare la percentuale di elettricità pulita per arrivare nel 2030 al 45% del totale prodotto, altri progetti di ricercatori tedeschi puntano a soddisfare il 100% del fabbisogno energetico attraverso un’interazione capillare di fonti energetiche diverse. (vedi articolo: Germania verso il 100% rinnovabile).

Col Governo Prodi anche in Italia qualcosa era stato fatto. Si pensi al sistema conto energia che offre la possibilità di “vendere” l’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici istallati sul tetto della propria abitazione al gestore del sistema elettrico nazionale. Oppure, all’obbligo di certificare la predisposizione di questi impianti nelle abitazioni di nuova costruzione. Tuttavia, se la prima disposizione rimane valida (almeno per tutto il 2009), la seconda è stata cancellata dal Governo Berlusconi, complici le pressioni delle lobby di costruttori.

Fermiamoci un attimo. Come mai ora di nucleare non se ne parla più? Certamente si potrebbero ribattere dicendo che vi sono altri argomenti di cui trattare che pongono ora il fabbisogno energetico italiano in secondo piano. Ma sarà forse un caso se da cinquant’anni questo problema rimane insoluto? È un caso se ogni tanto se ne parla, se basta un poco di strepito per far sì che poi tutto resti uguale?

È noto, non perché lo dica io ma perché lo sostengono autorevoli commissioni parlamentari, che durante la guerra fredda i progetti di autonomia energetica italiani furono a lungo contrastati. Dal Mossad: che aveva piede libero nel nostro paese per soffiare sul fuoco dell’instabilità interna così da ostacolare la politica filoaraba italiana. Da Inghilterra e Stati Uniti che mal sopportavano l’attivismo dell’Eni. Delle peripezie che i nostri governanti hanno dovuto affrontare muovendosi sullo scacchiere geopolitico internazionale, degli intrallazzi che si sono fatti per garantire quell’approvvigionamento energetico che ha permesso all’Italia di svilupparsi, è compito degli storici dare conto. Personalmente sono convinto che il prezzo più salato l’abbia pagato la povera gente. Coloro che sono rimasti vittime di stragi ancora impunite.

Detto ciò, ora, a guerra fredda ormai da tempo conclusa, mi chiedo se l’Italia sia finalmente libera di servirsi delle fonti energetiche che meglio le pare. Ed ho come l’impressione che non sia così. Altrimenti: come si spiegherebbe il Segreto di Stato apposto dal Governo Prodi sugli ultimi progetti energetici? Come si spiegano le reticenze su progetti mai conclusi, o l’ “esilio forzato” di noti scienziati? Può essere tutto questo solo e soltanto l’espressione di una insensibilità politica? E se davvero fossimo incollati a quello scacchiere geopolitico che ci condanna ad incarnante il ruolo di “italiani”, non pensate che investire sulle fonti rinnovabili per divenire indipendenti al 100% sarebbe forse l’unica strada che la politica italiana dovrebbe percorrere?

Se la risposta e sì, anche i Segreti diverrebbero comprensibili. Dubito però che sia la verità ad essere scomoda al pubblico dibattito.

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