Nov 25 2008

Che fare? Un paese di sessantenni dove la gioventù è scomparsa.

Pubblicato da Marco De Mitri il 08:00 nella categoria Altra Politica

Questo articolo esula un po’ dallo stile che ho tentato di perseguire in questo sito, in questo movimento, stile volto allo sviluppo di una maggiore informazione che porti ad un’adeguata conoscenza ed infine ad una scelta consapevole dei cittadini, dell’elettorato. Un elettorato che allo stato attuale delle cose si limita a rimbecillirsi di fronte alla scatola, ormai un foglio, emettitrice di immagini e suoni. Questa volta vorrei cimentarmi in una riflessione ad alta voce, con oggetto un tema che mi sta particolarmente a cuore: il che fare? Il come farlo?
E’ il caso di fare un passo indietro, è obbligatorio per me delineare la questione che cercherò di trattare. In più di un occasione in questo sito, nella piazza, nei giornali, abbiamo letto e condiviso la necessità di divenire soggetti attivi della vita politica del nostro comune, della nostra università, del nostro paese.
Riprendiamo la frase messa in evidenza nel nostro sito “il cittadino diviene suddito quando si disinteressa dello Stato”, ma quando il suddito diviene cittadino?
E’ sufficiente guardare il telegiornale, leggere un giornale o magari due, parlare di politica con gli amici per essere dei Cittadini?

L’articolo 4.2 della Costituzione italiana afferma:
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

La questione sul “che fare?” trova il suo esaurimento, almeno a livello parziale, in quanto appena scritto, compito come cittadini è quello di concorrere al progresso materiale o spirituale della società, l’accento si deve necessariamente ora spostare sul “come?“.
Viviamo in una situazione difficile, non solo per la crisi finanziaria, ma per lo stato della nostra economia, del nostro grado di civiltà, ciò nonostante siamo ancora immobili; nonostante le lamentele aumentino, continuiamo a essere bloccati. Siamo degli esseri paradossali, siamo delle bambolette che sbraitano e si sbracciano ma che evitano anche solo di compiere un passo in avanti.
Vivo a Jesolo, una località turistica del veneziano e conosco bene cosa sono le lamentele degli imprenditori locali; ogni stagione si apre nelle aspettative più ampie, ma basta un fine settimana piovoso per permettere agli illustri esponenti del motore economico di questa località di urlare: “quest’anno c’è crisi! Mai cominciata così male una stagione!” Guardo sorridendo queste scenette e penso: “avete mai provato a svincolare il turismo dal sole? Lavorare per creare delle integrazioni alla sabbia e all’ombrellone?”.
Viviamo, a mio parere, un periodo storico dove l’individuo è diventato come lo jesolano, pronto alla lamentela quotidiana, ma incapace di compiere quel passo, a sollevare il piede dall’aiuola, timorosi che se non ci stiamo sopra qualcuno ce la possa rubare da sotto il naso.
Continuo però a domandarmi quando si diventa veri Cittadini, è forse sufficiente iscriversi ad un partito politico per poter contribuire al benessere comune, al benessere di tutti?
Ho partecipato recentemente ad un incontro del Partito Democratico di Jesolo in cui mi guardavo attorno e cercavo di capire come avrebbero definito i partecipanti il loro Partito Democratico. Più passava il tempo e  più le domanda dentro la mia testa si sommavano l’una con l’altra senza trovare nessuna risposta. Alla fine esco dalla sala imbarazzato dalla situazione che ha visto uno degli invitati d’onore parlare del PD come di un grande partito riformista e la maggior parte dei presenti nemmeno domandarsi cosa volesse dire quella parola: riformismo. Forse non è nemmeno sufficiente iscriversi ad un partito per essere Cittadini, soprattutto se lo si fa con la sete di successo e non con la fame del progresso accompagnata da una profonda consapevolezza.
Credo una riflessione simile sia possibile anche nell’altro schieramento, dove il Popolo delle Libertà viene partorito dall’iniziativa del suo padre e padrone, per riportare la politica al servizio dei cittadini. Un uomo che urla di voler portare al parlamento europeo solo professionisti e la mia memoria salta alle europee passate, quelle in cui Iva Zanicchi e Cecchi Paone svidavano la Gruber e Santoro. La velocità della mia memoria mi riconduce prontamente alla realtà, realtà dove la memoria storica si fa offuscare dai reality show.
Spesso sentiamo che l’Italia è un paese governato da sessantenni, un  paese che deve aprirsi e dare spazio ai giovani. In questo periodo ho riflettuto molto su tale questione e mi permetto ora di criticare i miei coetanei, coloro che in questo momento vivono un benessere conquistato dai nostri genitori, coloro che danno per scontato il cellulare, lo spritz e la pizza il sabato sera e forse solo quando questo benessere apparente ci crollerà addosso saremo disposti a tirarci su le maniche.
Un uomo noto al pubblico come Che Guevara, che per me è semplicemente un uomo e quindi giudicabile per le sue azioni ed i loro risultati e non per le sue idee, ha parlato dei giovani come di quegli individui contraddistinti dalla passione ed imprevedibilità del pensiero. La gioventù per Che Guevara deve fare ciò che pensa, buttarsi anima e corpo in progetti campati in aria, ma in cui crede, pensiero rivolto ad un’azione.

Se riteniamo le parole del Che portatrici di una verità in questo caso, ed io lo credo, dovremmo chiederci dove si trova la gioventù di oggi, che fine abbiano fatto coloro a cui spetta di dar vita e forma al Che fare? Al come fare?

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4 COMMENTI to “Che fare? Un paese di sessantenni dove la gioventù è scomparsa.”

  1. Matteo Cesarettoon 25 Nov 2008 at 10:24

    Caro Marco, ricordo qualche tempo fa un caro amico dire “…beh, io per la gente che vota Berlusconi - e che lui riteneva profondamente stupida - non alzerò mai un dito!!”.
    Vedi, questa frase lascia intendere molto più di quello che vorrebbe. Per prima cosa solleva un problema di natura qualitativo: chi è questo Berlusconi? è un uomo piovuto dal cielo? è l’ “unto del Signore” (come lui stesso una volta si definì)? è davvero il nemico della sx? e sopratutto: fino a che punto la sx ha davvero interesse a combatterlo?
    Ma la cosa che però credo importante, e che va nella direzione che le tue parole mi indicano, è che il non voler mai alzare un dito se non per sè stessi, è un tratto tipico di tutti noi…è un parte fondamentale di questa società, un ruolo che ci hanno affibiato e che noi ben rappresentiamo.
    Ci hanno dato un telecomando, siamo spettatori e se il programma non ci piace abbiamo la facoltà di cambiare canale: nulla di più, nulla di meno! Qualcosa di sconcertante? No! verità assodata e conosciuta. Persino accettata (più o meno consciamente). Tutto il resto: 2000 anni di filosofia, la storia delle dottrine politiche, l’etica, la morale ecc… sono baggianate! e di questo vanno giorno per giorno convincendoci perchè ciò che conta è altro…
    Ieri sera mi pare che Luxuria abbia vinto l’ “isola dei famosi”. Un evento importante, non trovi? Beh, prescidendo dal fatto se uno trova programmi del genere di cattivo gusto, io sono convinto che se domani ci fosssero le elezioni il buon Luxuria sarebbe chiamato alla formazione del Governo…Sto esagerando, ovviamente (non so fino a che punto però) ma certo è che molti di coloro che lo detestavano per il solo fatto di essere “trasgender” (come egli ama definirsi) ora lo aprezzano perchè ha dimostrato di essere una persona “a modo” e che “sa parlare”. Occorreva il Reality a fare luce su questa realtà? Se sì, vuol dire che nel meccanismo della rappresentanza politica qualcosa non funziona. Perchè nonostante Luxuria abbia vinto il Reality, egli continuerà ad andare a pisciare nel bagno delle signore (ti ricordi il polverone scatenato dalla deputata Gardini?), continuerà (spero) a mantenere le stesse istanza politiche che dovrebbe essere note a chi decide di votarlo. Con ciò voglio dire che se uno vota qualcuno per il solo motivo che la tv ha conferito una impronta intrigrante, siamo messi molto male perchè come dice il caro Conrado “la democrazia è uno strumento che deve essere noto a chi lo adopera”.
    Veniamo a noi…perchè i giovani non sanno dove sbattere la testa? A mio parere ci sono molti motivi, tutti comprensibili e nessuno giustificabile. Me lo sono chiesto più volte e ciclicamente ho provato a darmi delle risposte: (in fondo stiamo tutti bene e gran parte dei problemi non ci toccano, ora, direttamente. Non ci sono punti di riferimento per cui vale la pena combattere. Non ci sono partiti che riescano cogliere le istanze di rinnovamento e l’idea stessa di partito è stata via via demolita..ecc. ecc..). Ciò nonostante continuo a nutrire dubbi in materia…di una cosa sono certo: è molto più comodo disprezzare tutto, dichiarare di non sentirsi rappresentato da nessuno, mandare tutto in vacca, che sforzarsi ad offrire un parere. Ma questa è una superiorità che prima o poi mostra il fianco…
    Probabilmente il punto fondamentale è che l’ipressione collettiva (la chiamo così per comodità) è che ora, non ci sia nulla per cui vale la pena fare qualcosa (probabilmente perchè, io credo, la tv non la racconta) e se anche ci fosse poi, restano i dubbi sul “come” la si dovrebbe fare?! Alla fin fine dunque è tutta una questione di strumenti adoperati: finchè i mezzi di propaganda, tv su tutti, ci dicono che tutto va bene e che tutto è comunque rimediabile non possiamo far altro che spengere il televisore per riaccenderlo speranzosi l’indomani….

  2. Raffaeleon 26 Nov 2008 at 02:52

    Riflessioni che fanno meditare…. La gioventù è l’ago della bilancia… che puo far cambiare le cose o mantenerle tali… Concordo con voi due.

  3. Marco De Mitrion 26 Nov 2008 at 15:06

    Matteo ha saputo dirlo con poche parole, ma ben affilate: “…se uno vota qualcuno per il solo motivo che la tv ha conferito una impronta intrigrante, siamo messi molto male…”.
    Assolutamente corretto!
    E’ la televisione ci dice quali sono i politici da votare e quali no;
    la televisione ci insegna chi mente e chi no;
    la televisione fa da giudice ai processi più cruenti che hanno segnato il nostro paese negli ultimi anni;
    la televisione ci sussurra la nuova moda, il regalo ideale per natale;
    la televisione ci suggerisce il luogo perfetto dove trascorrere il nostro capodanno;
    E’ la televisione a dirci cos’è vero e cosa non lo è, ad insegnarci cosa dobbiamo fare e cosa invece non va fatto.
    Noi ci attacchiamo affamati al capezzolo mediatico speranzosi di crescere, mentre rimaniamo costretti in un mondo surreale.
    Non è una critica irragionevole la mia, è un’ammissione di colpa di una persona che ha sempre creduto gli esseri umani capaci di valutare tutto ciò che recepiscono, di pensare con la loro testa e di agire in base all’intersezione dei loro interessi individuali con un interesse comune, consapevoli che nel benessere comune vi è anche un po’ di benessere per loro.
    “Si stava meglio quando si stava peggio” non è poi una grande falsità.

  4. Franco Gianninion 26 Nov 2008 at 20:46

    Che dirvi ragazzi, avete perfettamente ragione tutti. L’ Italia è una nazione governata da vecchi.
    Ma quello che è penoso, che questi vecchi non lo sono solo anagraficamente, ma anche intellettualmente. L’ età non è un male, il male è non comprendere di essere superati e quindi di far posto ad altri giovani si, ma capaci!
    Quello che però mi manda in bestia, è che i giovani poco facciano, per ringiovanire questa classe che ci ha portato fin qui.
    Pochi sono coloro che si salvano, e molti di questi si impegnano perchè alletati da quello che potrebbe essere un futuro posto di lavoro, ben remunerato e con scarso sforzo fisico. (populismo il mio, ma i fatti me ne danno ragione!)
    Ma la colpa non è vostra è nostra che vi abbiamo preparato un futuro inesistente, ed il male sta proprio in questa visione di un futuro che vi mette paura, …il panico dell’ incertezza.
    Noi anziani siamo passati dalla miseria ed incertezza causate dalla guerra, al dopo guerra, superando gli ostacoli, proprio perchè mancandoci tutto, se solo si aveva voglia di fare, ci si impegnava, perchè si vedeva una via di uscita.
    Oggi questa via di uscità è molto più distante e faticosa, perchè c’è la concorrenza su tutto, abbiamo tutto, e la miseria è di tutte le nazioni, con l’ aggravante per noi che le nazioni emergenti si stanno svegliando. Allora si può venirne fuori, forse, solo cambiando i “cervelli” di chi conduce “il treno”, perchè non è sufficiente l’ affermare che senza l’ ottimismo non si va da nessuna parte. L’ ottimismo nasce se inseminato da cose concrete che non sto ad elencare perchè risapute.
    L’ opposizione, non è che stia meglio a livello di visione di come risolvere il tutto, ed allora memore di quei Nomi che ci transitarono da una dittatura ad una democrazia, ai padri fondatori di quella Costituzione (ancora a molti sconosciuta, come del resto l’ inno nazionale), che ci aiutarono a superare i periodi di crisi post-bellica e di scontri anche di piazza, ritengo che ringiovaniti debbano essere proprio quei quadri che dicono di volere il bene del popolo solo a parole.
    I mali più gravi vengono da una cattiva istruzione, dalla mancanza valutazione dei meriti, dalla cattiva informazione, dall’ apatia della stessa popolazione assuefattasi al volere del prepotente.
    Forse nella nostra povertà stiamo troppo bene ? Me lo chiedo ogni qualvolta vedo i manifestanti in piazza, che ballano, cantano, fischietti in bocca, slogan comici…non vedo le facce incazzate di chi vuole cambiare un paese.
    E purtroppo queste facce sorridenti c’ erano anche nei cortei studenteschi….Come che i giovani si siano abituati a sentirsi dare dei bamboccioni ? Non voglio crederlo, perchè sarebbe come dire che sono di già più vecchi dei loro padri.

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