Nov 01 2008
Le Anime Morte dei burattinai
Avrei voluto iniziare questo articolo dicendo «per favore, smettiamola di chiamare la nostra una “nazione”. Piuttosto, rendiamoci finalmente conto che una vera nazione non lo è mai stata e mai lo sarà. Ammettiamo una volta per tutte che nessuno di noi si sente italiano e che in cuor suo cova l’ardita speranza di poter, un giorno, evadere: mollare tutto, andarsene lontano. Lontano da questi posti che pure hanno segnato le nostre infanzie, lontano dai nostri cari che pure ci hanno amato, lontano da noi stessi che ancora non abbiamo trovato».
Avrei voluto, avrei potuto. Ma ancora non lo farò.
Mi ostino invece, a perseverare nella mia battaglia contro i mulini a vento. A cercare, imperterrito, una strada che possa portare oltre la storia. E per farlo trovo spunto dalle mie instancabili, quotidiane letture, cercando, forse malamente, di porre sintesi a snervanti riflessioni. «La vita – diceva Gogol’ – mi ha sempre mostrato il volto del mastro di posta, che scuote le testa e ti dice: non ci sono cavalli».
È questa un’allegoria arcaica, che mi permetto di “rubare” ad un maestro di melanconico realismo che seppe descrivere il suo tempo meglio di quanto noi, oggi, riusciamo ad intuire il nostro. Ciascuno s’illude di stabilire un confine alla propria esistenza: di ridurre il tutto nella aleatorietà della parte. Eppure ognuno fa parte del tutto e nulla esiste al di fuori di esso.
Marionette senza vita, uomini dalla psiche degenerata, una società ottusa di proprietari terrieri, contadini e funzionari, immersa in una palude di stupidità e pigrizia provinciale, di mediocrità e di pochezza morale. Questo lo sfondo sul quale “vivono” le anime morte. Ma chi sono queste anime morte? Sono i servi della gleba, venduti nonostante esistessero solamente sulla carta? È Gogol’, che ebbro dell’acre veleno della vita si lascia morire, bruciando la sua opera e sacrificando la sua vita? Sono io che invano batto i tasti di questa tastiera? Siete voi, che leggete per rifuggire subito dopo nel vostro spazio d’ombra?Ad ognuno il compito di formulare la sua personale risposta.
Ma veniamo ora al dunque: nonostante la satira grottesca del Maestro russo, proprio non mi riesce di trovare nulla d’ironico in ciò che oggi leggo sui giornali. Sarà per pochezza mentale o piuttosto per quel relativismo che si insinua nelle mie sinapsi impedendomi di stabilire le giuste proporzioni. Trovo però incommensurabilmente più squallore nella nostra di epoca, rispetto a quella che il “buon” Gogol’ mi ha permesso di immaginare. Su tutto, sul quel servo della gleba che curvo sulla zappa attende il suo riscatto, sulle bastonate che gli imbecilli si scambiano a piazza Navona ignari di burattini e burattinai, su tutto ciò ancora prevale in me quel gesto: quel braccio proteso alla ricerca del fuoco, morte voluta o forse inaspettata. Scelta decisa e irreparabile.
Vorrei imitarlo, ma non ho che in mano quei giornali di scarsa fattura che utilizzo per scoprire come, similmente a ieri, anche gli artisti del nostro tempo siano costretti in storie di miseria e disperazione. Non resta che scappare, fuggire da questa Patria che ha deciso di ripescare nel torbido, di rivangare quel terreno che pure i vermi hanno ormai ripudiato. Leggo infatti su «la Repubblica» che l’ispiratore di Google, Massimo Marchiori, sta meditando di andarsene pure lui: c’è da capirlo. 38 anni, mestrino, senza di lui non ci sarebbe Google «per ammissione degli stessi inventori americani, Page e Brin, che hanno applicato una scoperta di Marchiori, l’algoritmo Hyper Search. Un genio. Il colosso di Mountain View lo corteggia da anni. Lui ha preferito rimanere a Padova, dove da ricercatore ha uno stipendio (a rischio) di 2000 euro al mese. L’ultima offerta americana che ha rifiutato era di 600 mila dollari netti all’anno più benefit. “Non posso più presentarmi al bar degli amici sotto casa, a Mestre. Mi dicono: te g’ha inventà gugol e guadagni meno di noi? Ma la ricerca è così da sempre, uno scopre gli altri applicano. Sono una persona felice, godo di una libertà assoluta».
Marchiori pur sostenendo di non “intendersi” di politica, a proposito della pseudo riforma Gelmini dice: «non posso credere che non capiscano quanto stanno facendo. Tagli di questo tipo, indiscriminati dovrebbero realizzare miracolosamente, secondo loro, una gestione virtuosa dei fondi universitari. Al contrario, rafforzano i baronati. Perché è evidente che, senza criteri di merito, a franare sono sempre i più deboli politicamente, cioè quelli che fanno ricerca, mentre i forti, i baroni, se la cavano sempre» [1] .
Occorrono altre parole? Credo di no.
Rileggiamo ora la descrizione poco sopra fatta: «Palude di stupidità e pigrizia provinciale, di mediocrità e di pochezza morale». Viene da chiedersi: è la Russia dell’Ottocento o piuttosto l’Italia contemporanea? «Marionette senza vita, uomini dalla psiche degenerata»: chi sono costoro? I personaggi lucidi e realistici di Gogol’ o le parossistiche idiozie che ci governano? Ha ragione Tronti a dire che «tutta la storia italiana è stata una storia novecentesca minore [poiché] in fondo, tutta l’età pre-fascista fu la caricatura dei sistemi liberali europei e occidentali. [Così] il fascismo fu la caricatura del totalitarismo», e la democrazia post-bellica fu bloccata sulla prepotenza del partito unico. Ciò nonostante, io credo, che una tranquilla, quotidiana decadenza mascherata da trionfo come quella che oggi stiamo vivendo non abbia mai avuto eguali. Dunque, quanto ancora è possibile rimanere spettatori prima di divenirne vittime?
Come se tutto ciò non bastasse riappaiono oggi “burattinai” novantenni ai quali vengono offerti spazi televisivi per confondere le logore trame che loro stessi hanno tracciato. Delirio senile pure questo? A quale pro il burattinaio accorto e riservato assumere ora le spoglie della marionetta istrionica? I ruoli si invertono. «Le stragi arrivano se non c’è ordine. Ora la povertà può far tornare le Br. E se ciò avverrà ci saranno altre stragi»: dice il burattinaio[2]. Ordine-disordine: null’atro che questo!? il servo della gleba scava a fondo e lo zar riappare al posto del verme fuggito.
Stento a spiegarne il motivo, ma immerso in questa lucida follia che ci circonda, il gesto estremo di Gogol’, così libertario e così disperato mi appare ora niente più che un qualcosa di profondamente onesto. Qualcosa che mi affascina e da cui, al tempo stesso, rifuggo.
3 COMMENTI to “Le Anime Morte dei burattinai”
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Guardatevi da coloro che vi consigliano rozzamente a guardare avanti, ‘chè il passato è il passato!
Ciò che oggi succede in Italia non succede per la prima volta: in ogni paese del mondo è già successo.
L’ispiratore di Google? Pensiamo a cos’è successo a lui e torniamo indietro, più o meno nella stessa regione, di trecentocinquant’anni… Pensiamo a Galileo. Oggi ti tagliano i fondi per la ricerca, allora bramavano di tagliare la testa al ricercatore stesso.
L’analogia tra il sentimento di Gogol e quello di Matteo, tra un ricercatore mestrino ed il luminare Galileo, perfino l’analogia politico-economica tra i nostri giorni e quelli che precedettero il terzo reich e la Seconda Guerra Mondiale, non sono mai casi, coincidenze. Sono la prova tangibile che la democrazia come è stata concepita non è più sufficiente, è un meccanismo il cui operatore deve essere preparato a controllare, proprio come un tornitore, un contadino, un fisico nucleare.
Non saranno i baroni e i capetti al Palazzo a sradicarci dalla nostra ignoranza: il cittadino deve autonomamente dedicare un’ora al giorno ad una buona lettura. Anche se non gli piace! Inizi pure con Topolino! Con i libri per bambini… Inizi pure con giornali di parte, perchè un giorno il suo intelletto e la sua coscienza, ormai avvezzi a questi metodi, li tireranno avanti verso orizzonti che non avrebbero mai creduto di attraversare.
La vera libertà è innanzitutto quella di formulare le proprie parole anzichè copiarle dai titoli dei telegiornali. E’ il primo passo verso la fine delle moderne corvèes.
Scusate la divagazione…
Un grazie a Matteo, per le sue così efficaci parole e per avermi ricordato di quanto tutto si riduca sempre ad un bicchiere, mezzo pieno o mezzo vuoto.
E Bravo Matteo. Bella riflessione.