Nov 06 2008

Obama: Una rivoluzione culturale

Barack ObamaUna rivoluzione culturale è in atto con l’arrivo di Barrack Obama.

Il nuovo (prossimo) presidente degli Stati Uniti è nero, il nuovo (prossimo) presidente degli Stati Uniti ha “solo” 47 anni e nel suo programma un tassello fondamentale è la rinascita economica americana puntando nelle fonti energetiche rinnovabili.

Ecco le parole di Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club ed ex consulente del ministro per lo Sviluppo Economico Pierlugi Bersani : “Obama ritiene importante che gli Stati Uniti si impegnino nella lotta ai cambiamenti climatici e propone un rientro del paese nelle negoziazioni internazionali sul clima, senza attendere che Cina e India facciano altrettanto, evitando così una paralisi del processo decisionale”.

Il programma del candidato democratico non si discosta molto infatti dal pacchetto 20-20-20 elaborato da Bruxelles, ma è tarato sulla cifra 10: mettere fine entro 10 anni alla dipendenza dal petrolio, 10% di rinnovabili entro 4 anni, ridurre in 10 anni del 15% i consumi di elettricità. Per questo il successo di Obama rafforzerà inevitabilmente la determinazione europea ad andare avanti, rendendo ancora più debole e isolato il tentativo italiano di bloccare tutto. Qualche settimana fa, Berlusconi, attaccando la direttiva Ue, aveva sentenziato: “I maggiori produttori di C02, che sono Stati Uniti e Cina, sono assolutamente negativi sul fatto di aderire alla nostra azione”.

Vero, ma solo nel senso che Washington ora intende fare ancora più di Bruxelles, riconquistando la leadership tecnologica della rivoluzione verde. Se a Roma si insiste nel denunciare i presunti costi delle politiche ambientali, la promessa elettorale di Obama è stata invece quella di creare nel giro di dieci anni 5 milioni di posti di lavoro nel settore dell’energia pulita e di arrivare a un taglio delle emissioni di C02 dell’80% entro il 2050.

Tutto questo è una buona notizia e un cambiamento di rotta visto che noi Italiani facciamo scelte sembre in funzione degli Stati Uniti e ora che abbiamo lanciato il nucleare vediamo come andrà a finire. Purtroppo noi Itlaiani abbiamo una propensione a copiare sempre scelte molto “discutibili”.

Share/Save/Bookmark

8 COMMENTI to “Obama: Una rivoluzione culturale”

  1. Riotman13on 06 Nov 2008 at 19:57

    Speriamo davvero che Obama riesca a cambiare le cose e che sia davvero più libero da certe “lobby”.
    Detto questo, i politici italiani guardano l’America solo per giustificare le porcate che fanno, senza tener conto dei contesti politici-culturali-sociali diversi.Ma visto che Obama sembra prometter poche “cose buone” per i nostri pseudo-politici, non mi stupirebbe se iniziassero a buttar fango contro di lui e il suo operato per poter giustificare la loro politica in “disaccordo” con quella americana.
    Anzi, già hanno iniziato! Infatti ieri Gasparri ha perso l’ENNESIMA buona occasione per star zitto! e ha voluto commentare la vittoria di Obama….
    http://www.corriere.it/politica/08_novembre_05/gasparri_obama_lite_senato_a00746cc-ab24-11dd-8f4b-00144f02aabc.shtml


    … non spreco altre parole a riguardo !!!

  2. Conrado de Vitaon 06 Nov 2008 at 20:24

    Ieri mattina, la radio rimasta accesa mi ha svegliato durante il discorso di Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d’America.
    Ho seguito pochissimi avvenimenti veramente epocali in diretta, ma posso dirvi che i diciassette minuti di monologo del neopresidente sono stati qualcosa di ineguagliabile. In un inglese comprensibile, non come quello sputacchiato alla texana di Bush… Per chi non l’ha visto, dico solo questo: se ci aveste messo un pezzo di Hans Zimmer, il mondo intero avrebbe pianto.

    Resta da vedere se le parole diverranno fatti. Resta da vedere se Obama sarà in grado di sopraffare i poteri forti degli USA e del mondo, resta da vedere se non verrà tradito dal partito che lui stesso ha conquistato, resta insomma da vedere se ieri notte gli USA abbiano veramente scritto una nuova pagina nella storia della democrazia.

    Intanto divertiamoci con la bassezza, la provincialità della nostra geriatrica classe politica. Mentre il nostro primo ministro cita Calderoli dando all’uomo più potente del mondo dell’ “abbronzato” - bisognava pur deridere uno statunitense a Putingrado - e Gasparri con le sue luminose parole incita il popolo italiano alla violenza fisica nei confronti della sua medesima persona, il leader che non c’è Veltroni cerca BerlusCOMICAmente di accapparrarsi gli applausi, mostrando a destra e a manca la fotina di lui e Obama nel 2005. E Bossi “Finchè c’è Lega non c’è nero”? beh, cito il premier, lo stato mentale è quello che è…

    A quando il NOSTRO Obama?

  3. Diego Novoon 07 Nov 2008 at 12:26

    Spero presto mio caro Conrado.. ma al momento dobbiamo accontentarci di politici che sono lontani dallo spirito di democrazia e di ideali come Obama. Come hai detto tu, il discorso di Obama è stato toccante, pieno di idee e convincente. McCain ha dato un segno di civiltà e di correttezza degno di lode. Quando mai un politico italiano farà un discorso di questo calibro? Quando un politico italiano farà un discorso per il quale potremmo sentirci fieri di essere Italiani? L’America avrà fatto tanti errori nella sua storia ma il sentimento che ogni Americano ha per la propria patria è grande e su questa cosa noi Italiani e i nostri politici dovremmo riflettere
    Tornando allo spessore dei nostri politici italiani, il nostro Primo Ministro Berlusconi,dopo aver dato dell’abbornzato al futuro presidente Americano, ha pure aperto una nuova tipologia di laurea!
    Altri onorevoli come Gasparri fanno dichiarazioni non ripetibili…
    Noi abbiamo sempre seguito l’America come politiche speriamo di continuare a farle e spero che anche loro inizino a fare delle politiche sociali per avere finalmente un mondo migliore.

  4. franco gianninion 07 Nov 2008 at 12:41

    L’ America con l’ elezione di Obama ci ha offerto la speranza di un cambiamento di tendenza inteso in senso ampio.
    In Italia, malgrado le false dichiarazioni di molti e le sincere di pochi, ci ha offerto ancora una volta, come se ce ne fosse stato bisogno, l’ illusione del cambiamento.
    Gerontologia, imbecillità, incapacità si sovrappongono spietatamente facendo affiorare ogni giorno di più quella voglia di affossare la tanto osannata “Democrazia”, che da oggi ho compreso che consista nella libertà di pensarla solo e come vuole “Lui”, del resto, rettore di quell’ Accademia dallo stesso fondata e di cui orgogliosamente si sente di far parte.

  5. Diego Novoon 07 Nov 2008 at 13:05

    Guarda qui che figure facciamo per una cosa che a suo avviso era una battuta!

    http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?p=1&pm=1&IDmsezione=10&IDalbum=13469&tipo=FOTOGALLERY#mpos

  6. Marco De Mitrion 07 Nov 2008 at 13:45

    Ritengo sinceramente che non avremo mai il nostro Obama e questo semplicemente perché non siamo americani, per fortuna.
    Il neo eletto presidente degli Stati Uniti si può permettere di fare un discorso pieno di ideali, di principi, che si richiama allo spirito profondo del paese, al diritto di essere felici.
    In quel bellissimo discorso, paragonabile alla “nuova frontiera” di Kennedy, allo scudo spaziale di Reagan, alla guerra preventiva di W. Bush, si fanno delle prese di posizione ideologiche, una sorta di piano programmatico, ma di concreto non vi è ancora nulla.
    Gli Stati Uniti sono un paese in cui questi discorsi funzionano, sono un paese che crede al diritto di possedere un’ arma da fuoco, ma anche al diritto alla felicità; gli Stati Uniti sono un paese dove un esercito di persone hanno sostenuto la campagna elettorale di Obama come volontari, in Italia chi lo avrebbe fatto gratis?
    Io non inseguirei tanto un Obama italiano, noi siamo un paese dove il capo del governo oltre ad ispirare le folle deve tener uniti i colleghi di coalizione, saper capire quando una legge è fatta bene, dare delle priorità ad un parlamento ingolfato. Io inseguirei una nuova classe politica, senza eccessi e con meno difetti, che comprenda come l’importanza di dire tutta la verità al popolo, che comprenda l’importanza di ascoltare il popolo, che comprenda che le scelte giuste non hanno colore politico, sono semplicemente giuste, come affermava Kennedy.

  7. Diego Novoon 07 Nov 2008 at 20:58

    In Italia nessuno lo farebbe gratis perchè a mio avviso nessuno si sente molto coinvolto e come siamo soliti noi dire: “Tanto fanno sempre quello che vogliono…”!
    Dobbiamo cambiare la rotta, cercare di essere cittadini più attivi, più partecipi e rendere la cosa pubblica un bene fondamentale. Come dicevi tu Marco su un altro commento dobbiamo cambiare la mentalità (cosa per nulla facile) che ritiene i furbi più bravi di altri.
    I furbi vanno puniti. In Italia come tutti sanno chi vuole fare l’onesto fa più fatica di chi non rispetta le leggi. Di esempi ce ne sono tantissimi.

  8. Matteo Cesarettoon 11 Nov 2008 at 09:58

    bene ha fatto Diego a cogliere una sua personale sfaccettatura di quel fenomeno politico che è l’elezione di Obama. Un fenomeno su cui, sono certo, si scriveranno pagine e pagine di storia, poichè, nel bene e nel male, rappresenta una svolta epocale.
    Nel bene, per le osservazioni che avete fatto e per l’impronta idealista che ha saputo conferire ad una politica sempre più fatta di burocrati disincantati. Nel male, perchè se tutto quello che è stato promesso non dovesse realizzarsi, cioè se Obama dovesse alla fine essere manipolato pure lui dalle lobby economiche, ad essere condannato ad altri 50 anni di sterilità texana sarebbe il mondo intero.
    Credo che Marco non abbia tutti i torti ma voglio essere meno pessimista. Certo noi non siamo americani e mai lo saremo (per fortuna), ma queste elezioni ci devono fare capire che gli ideali, se sentiti, possono davvero cambiare le cose. E nel dire questo vorrei mantenermi ben distante da tutta la retorica che ultimamente è stata profusa: l’elezione di Obama è storica perchè ha vinto quei pregiudizi (in primis razziali) che attenagliano gli Usa da sempre; perchè ha saputo chiamare all’appello quel 25% di elettori che normalmente alle votazioni se ne stavano a casa ben consci che le loro esistenze sono ininfluenti per il potere politico; perchè ha fornito ai più disillusi una speranza per cui vale la pena alzare il culo (mediamente grasso) ed andare ad esprimere un consenso per ottenere il quale altri ci hanno rimesso la vita.
    Ognuno di noi impari la lezione che gli yankees ci han dato…la sinistra capisca che l’unico modo per fare come Obama è non imitarlo.
    Vorrei infine spezzare una lancia a favore di Silvio: nelle sua “butarde” non vedo la malafede che molti gli hanno attribuito…Silvio è uno che le cose che ha per la testa le dice senza riguardi, e questo gli fa onore dal punto di vista umano, meno da quello politico. Del resto Berlusconi è Berlusconi. Fa bene a dire quello che pensa e credo non debba scusarsi di nulla. Si scusino, piuttosto, gli italiani che lo hanno eletto e che hanno fatto sì che uno come Silvio vada in giro per il mondo a distribuire “carinerie” inopportune e non richieste.

Trackback URI | Comments RSS

Lascia un tuo commento

Per inserire un commento devi essere registrato. La tua registrazione e il tuo parere sono importanti per Noi. Ti ringraziamo per la tua collaborazione. Clicca qui per accedere.