Nov 11 2008

Testimonianza: La Scuola Cilena

Pubblicato da Monica Girotto il 15:40 nella categoria Una finestra sul mondo

Mi chiamo Monica ed ho 17 anni.
Attualmente sto vivendo in Cile in quanto partecipante ad un semestre di intercambio con l’associazione AFS (American Field Service).
Le cose qui sono piuttosto differenti da quelle a cui ero abituata in Italia, soprattutto per quanto riguarda il mondo della scuola.
Le scuole sono divise in pubbliche o private e maschili, femminili o miste.
Le migliori sono considerate quelle private, perchè hanno uno standard elevato rispetto a  quelle pubbliche in cui vanno tutti quelli che non possono reggere i costi delle private.
Tutti devono indossare l’uniforme, che varia da ‘colegio’ a ‘colegio’ per quanto riguarda gli istituti privati, mentre è uguale in tutto il Paese per i pubblici.
L’obbligo di andare a scuola è a partire dai 4 anni, passando per varie tappe:
·    Jardin (kinder y prekinder)
·    Basica (chica y grande)
·    Media
Fino ai 18 anni.
Tutti gli alunni si ritrovano nel medesimo edificio,  che è solo diviso in settori in base all’età.
In generale le lezioni iniziano alle 8 e le ore sono da 45 min.
L’orario d’uscita è variabile e il più delle volte si mangia a scuola per fermarsi anche il pomeriggio. E il sabato è giorno libero.
Quando sono arrivata io, per la metà di luglio, la mia scuola aveva appena chiuso per le vacanze d’inverno, che sono durate 15 giorni.
In questo periodo ho approfittato per prendermi la divisa: maglia, maglione, gonna, calzini e tuta per educazione fisica.
Le scarpe devono essere rigorosamente nere. Possono essere differenti solo quando ci si veste sportivo.
Il primo giorno di scuola, qundo sono arrivata in classe, il primo pensiero è stato quello che ero capitata in una scuola degli anni ’30: il pavimento in legno, la cattedra rialzata, i tavoli e le sedie di legno e non c’era nemmeno il riscaldamento.
Poi, siamo dovuti andare in palestra perchè la direttrice (una suora) doveva fare il suo discorso di inizio settimana.
Ad un certo punto tutti si sono messi a cantare l’inno cileno, seguito da quello della scuola, mentre io li guardoavo sbalordita perchè non ne sapevo nemmeno uno!
Adesso, tutti i lunedì ci dobbiamo trovare per gli annunci e una preghiera, e un giorno alla settimana si va alla cappella.
Il mio ‘curso’ è il 3º dell’insegnanza media, ovvero il penultimo.
Le materie sono praticamente le stesse che studiavo in Italia, anche se mi si è aggiunta biologia e arte è intesa come disegno e non storia dell’arte.
Non essendoci la distinzione tra scuola media inferiore e superiore, gli alunni hanno un orario strutturato con ore in comune e alcune di ‘electivo’ che sono dedicate al ramo a cui uno si indirizza. Le possibilità di scelta sono:
·    Humanista, con ‘lenguaje’, filosofia e storia,
·    Matematico, con matematica e fisica;
·    Biologo, con chimica, fisica e biologia.
A mio parere, le materie, pur essendo le stesse, non vengono approfondite come in Italia e vengono trattate molto più velocemente.
Di positivo c’è che si fanno molti lavori di gruppo e che si passa abbastanza tempo a fare ricerche.
Il lato negativo è che i prof scrivono tutto alla lavagna e cio’ che non scrivono lo dettano, così gli alunni non partecipano attivamente alle lezioni.
Per quanto mi riguarda, la scuola qui non è male, ma preferisco il mio liceo linguistico che mi dava una preparazione più solida ed una maggiore cultura generale!

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2 COMMENTI to “Testimonianza: La Scuola Cilena”

  1. Diego Novoon 12 Nov 2008 at 10:20

    Grazie Monica per aver condiviso con noi del Movimento97 la tua esperienza.

  2. Matteo Cesarettoon 13 Nov 2008 at 11:37

    Cara Monica, ti ringrazio per averci offerto la tua testimonianza.
    Mi sembra di leggere tra le righe che anche in Cile la scuola pubblica è bistrattata, mentre quella privata è favorita. Mi verrebbe da dire che alla fin fine tutto il mondo è paese, ma vista la storia recente del Cile non poteva che essere così.
    Hai ragione a dire che preferisci il tuo liceo linguistico…. certo le scuole italiane avranno tutti i loro problemi ma chi le svilisce non fa altro che un operazione politica per farle diventare di serie B: le scuole della gente comune. La gente “che conta” invece può permettersi quelle private, può formarsi meglio per divenire la classe bene, quella che un domani comanderà.
    L’unica cosa che oggi possiamo fare è sostenere il contrario. Chiedere migliorie della sfera pubblica non la sua distruzione. Che i ricchi paghino per i poveri! Non è pazzo chi dice questo ma semplicemente uno che pensa che la giustizia distributiva debba essere la trave portante di una società solida.

    Ciao e continua a collaborare con noi. un saluto.

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