Dic 16 2008
L’AMBIENTE, LA CRISI E L’EVASIONE. Ricercare il progresso nella trasversalità delle istanze politiche - parte 1
La scorsa settimana mi è capitato di partecipare ad un incontro organizzato da Legambiente dove i locali esponenti dei vari partiti davano conto della loro azione o dei loro progetti in previsione di un prossimo futuro. Devo ammettere che sulle prime mi sono fatto travolgere dal tenore delle discussione che, seppure volesse essere calata nella realtà locale, travalicava questo confine fino a toccare interessi che locali non sono. L’impressione che ne colsi era dunque buona, ottima direi. Seppure ciascuno dei relatori esponesse il suo personale punto di vista, comune sembrava essere la sensibilità verso le tematiche ambientali.
Poi però, a mente fredda, l’entusiasmo è via via scemato e riflettendoci un po’ su mi sono chiesto: ma come è possibile che tutte queste belle parole rimangano di fatto lettera morta? Se il 90% dei presenti ha manifestato questa sensibilità ambientale perché poi si giunge ad essere comandati da persone che questa sensibilità non hanno o almeno nei fatti dimostrano di non avere? Come’è possibile giustificare il comportamento che Berlusconi ha tenuto al vertice europeo volto ad implementare l’accordo di Kyoto, dichiarandosi prima disposto a mettere il veto salvo poi ratificare «per non fare la parte del cattivo che non si cura dell’ambiente e per non darla vinta alla sinistra» ?
Ho cercato di formulare una risposta compiuta ma ne abbozzo qui soltanto uno spunto che vorrei sottoporre alla vostra attenzione nella consapevolezza di quanto sia carente oggi un modello d’analisi che ci permetta di afferrare con buona approssimazione la realtà.
L’esempio ambientale rende bene il senso di come funziona (o sarebbe meglio dire non funziona) il nostro sistema politico: poiché ci mostra chiaramente come tutto il dibattio svolto dalla societa civile risulti poi essere fine a se stesso quando addiritura non viene mistificato dai mezzi di comunicazione. Quando Berlusconi dice «non volevo passare come colui che non ha cura l’ambiente» dice una menzogna perché da quello che si legge sui giornali (Sole24ore 13/12/08) l’unico intento perseguito al tavolo delle trattative era quello di difendere alcuni settori produttivi e a tal fine si è eretto «capofila di un gruppo di Paesi che ha imposto una revisione dei meccanismi di emissione». La realtà non è mai così immediata e alla nostra “classe dirigente” poco importa dell’ambiente se non per farci su dei bei soldi. Ma ciò che differenzia Berlusconi dagli altri governanti europei è che loro hanno capito che il tema ambientale, le fonti rinnovabili e le energie alternative possono divenire un grande occasione di guadagno (soprattutto se si considera la concorrenza spietata asiatica e l’ “imperialismo” americano) Berlusconi no. Non è un caso se il vertice è stato chiuso il prima possibile senza dilungarsi troppo in discussioni che avrebbero potuto al resto del mondo far intuire infruttuose divisioni.
Anche in questa trattativa il governo italiano – tenendo fede ad una tradizione che si protrae da secoli – si è dimostrato il parassita che sa sfruttare l’occasione propizia. Ma stavolta Berlusconi è andato addirittura oltre: non solo ha ottenuto quello che voleva la classe industriale, ovvero la possibilità di ottenere «una quota gratuita di permessi di emissione che parte dall’80% nel 2013 per poi fermarsi al 30% nel 2020, passando al pieno regime a pagamento solo nel 2027» con una specificazione ulteriore dei parametri per i settori a rischio delocalizzazione (carta, vetro, ceramica, tondini di ferro). Dicevo, non solo ha ottenuto tutto questo (tra parentesi bisognerebbe chiedersi chi pagherà l’inquinamento eccedente alla quota pattuita) ma addirittura ai giornalisti ha dichiarato: «non volevo darla vinta alla sinistra cosicché potessero dire che a me non sta a cuore l’ambiente»!!! È ovvio quanto tale dichiarazione sia studiata a tavolino e detta al solo scopo di ribaltare - grazie alla televisone - le parti in causa. Se fosse davvero così vorrebbe dire che il tema non era così importante al punto tale da concedere la possibilità a Berlusconi di cambiare idea solo per togliersi lo sfizio di non darla vinta all’opposizione. Ma così ovviamente non è, e Berlusconi è riuscito a dare un colpo al cerchio e uno alla botte! L’opposizione prenda nota e gli ambientalisti esultino!
Personalmente la vicenda mi dice due cose; entrambe presuppongono un idea assai elastica del cosiddetto “progresso”, ovvero che il procedere con il tempo non implica per forza di cose un miglioramento delle condizioni sociali economiche e politiche.
La prima. Il capitalismo italiano si conferma lo straccione di sempre: quello per intendersi della socializzazione delle perdite e della privatizzazione degli utili. Difatti, chi in una situazione economica come l’odierna si limita a barattare scaglioni di anidride carbonica senza proporre un serio piano di riammodernamento energetico e industriale non si può dire abbia il pregio della lungimiranza. Di certo si sbaglia nel credere che le vacche siano sempre grasse e che l’operato di Berlusconi sarà efficace per sempre.
La seconda. Il nostro sistema partitico ha fatto il suo tempo e non è più valido per l’attuale momento storico in cui viviamo. Mi convinco sempre di più che il partito moderno per come è attualmente strutturato, finanziato è concepito, per i mezzi di comunicazione attraverso cui è obbligato a veicolare il suo messaggio politico non è – e non può essere – uno strumento di vera democrazia. Il partito per come è oggi non è niente di più che un sistema lobbystico di promozione di determinati interessi e che, rispondendo a dinamiche di tipo economico, non può far coincidere gli interessi di chi lo dirige con quelli di quanti sono esclusi dalla direzione del partito stesso.
Si valuti poi che la questione ambientale è soltanto uno delle centinaia di possibili esempi, ma non è l’unica. Altro esempio: quest’anno l’evasione fiscale ha raggiunto una cifra astronomica: 316 miliardi di euro! (fonte http://www.contribuenti.it/) di questi solo 3,4 miliardi, pari al 7,37% vengono effettivamente riscosse dai Concessionari; mentre il 92,63% delle imposte iscritte a ruolo pari a 42,73 miliardi di euro non verranno mai incassate. Non è una casualità ce ciò avviene: il governo Berlusconi ha dato segnali ben precisi che gli addetti ai lavori hanno giustamente inteso come forme di permissivismo. «Ma, stranamente, (cito il comunicato stampa di contribuenti.it) invece di analizzare, individuare e risolvere le inefficienze degli agenti della riscossione, si preferisce premiare gli stessi con l’aumento dell’aggio». Infatti, «il “decreto legge anticrisi” (185/08) premia con un contributo una tantum di 50 milioni di euro Equitalia e prevede l’innalzamento al 10 per cento dell’aggio per tutti i Concessionari che riscuotono tributi. Una maggiorazione che sarà a carico dei contribuenti italiani». Che vuol dire? Lobby che spingono, la politica che risponde, il cittadino che volente o nolente paga.
Spiace di essermi dilungato troppo e di non avere neanche accennato alla “trasversalità delle istanze politiche” cui si riferisce il titolo…appuntamento dunque alla prossima puntata.
Un commento to “L’AMBIENTE, LA CRISI E L’EVASIONE. Ricercare il progresso nella trasversalità delle istanze politiche - parte 1”
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Ringrazio Matteo Cesaretto per il suo articolo che permette ampi spazi di riflessione su tematiche ambientali che non possono più -o perlomeno non dovrebbero- rappresentare solo ed unicamente appelli di associazioni ecologiste, data la pervasività della questione nella nostra quotidiana esistenza.
In particolare trovo stimolante la considerazione definita “La seconda”: sembra quasi che un vecchio modo -indubbiamente superato da molti esempi europei- di intendere l’attività produttiva (il quale comporta un sostanziale sfruttamento delle risorse naturali ad un costo sociale che tuttalpiù si sarà disposti a pagare sotto forma di tassazione!) trovi il suo completamento logico e sostanzialmente si rispecchi in un certo modo di intendere l’agire politico! Un’imprenditoria miope che detta le proprie condizioni ad una classe politica non più capace di autonomia e lucidità. Che dire? ..siamo messi proprio bene!!