Mag 20 2009
Che gusto essere democratici
Forse non dovrei fare questa premessa ma, ad ogni modo. Non si può dire che partecipi molto spesso ai vostri dibattiti “virtuali”, ma ogni tanto qualche cosa di astratto s’impossessa di me. Sarà la brillantina, saranno quei programmi demenziali con tribune elettorali, sarà anche solo troppo Battiato, sarà sicuramente quel che sarà. Non voletemene se lancio il sasso e poi ritiro la mano: sono fatto così, non risultandomi cosa facile “discutere” in un “sito” che si può solo “vedere” (parola, luogo e spazio non sono, assieme, contradditori? O forse no? Bel casino comunque). Ma, non essendo questo il punto, ad ogni modo.
La seguente pseudo provocazione ha a che fare con quel, forse troppo noioso, articolo che più di un anno fa avevo scritto per il movimento. Vengo al dunque: si fa un gran parlare di democrazia, questo è certo. Forse meno certa è la questione se quel concetto sia anche un valore. Insomma: siamo sicuri di non essere andati oltre? Siamo sicuri di non essere sorprendetemente inattuali?
Questo mi permette di giustificare la deviazione più banale, e, di conseguenza, più feroce: io non mi chiamo democratico. Io non sono uguale a tutti quegli ottusi e opportunisti cittadini che si ostinano a votare dalla parte sbagliata, sbagliata come la loro inutile esistenza. (Respiro profondo). Il mio voto non deve pesare quanto il loro. Io non sono come loro. Ma fatemi un favore: non chiedetemi cosa sono, perché è illegale…
11 COMMENTI to “Che gusto essere democratici”
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….”Ma fatemi un favore: non chiedetemi cosa sono, perché è illegale…” A Francè… Diciamocelo francamente…non è invece che in questo marasma neppure tu sai più chi sei e che cosa vuoi e per chi votare…dando per scontato che mai e poi mai il voto all’altra sponda???
Caro Franco, pensavo fosse scontato, ma rileggendo forse anche no: comunista, sono comunista.
Cerco di dare una risposta alla tua provocazione nata da un tuo articolo (che ad oggi non ho letto, confesso) con un’altra provocazione nata da un mio articolo:
-Nemmeno io sono uguale a te, non per quanto conto ma per DOVE conto. Non per quanto so ma per QUEL che so. E soprattutto, il mio voto vale di più di CHI MI TOCCA VOTARE.
Perciò quel che dico io è che alla democrazia come la conosciamo vanno posti i paletti della conoscenza e della buonafede, quest’ultima purtroppo difficilmente quantificabile.
Castelli, ex ministro della Giustizia, è architetto. Non occorre parlare di Veline, no?
Quanto al fatto di chi vota LA PARTE SBAGLIATA, chiamiamoci tutti in causa. Questa classe politica è tutta dalla parte sbagliata. Chiunque tu voti oggi, stai votando il Male.
Ora, l’ennesimo appello a chi da queste parti non si fa più vedere? A QUANDO L’USCITA DAGLI SCHERMI E L’ENTRATA NEL MONDO VERO?
Visto che siamo in clima di confessioni, confesso che anch’io non ho letto il tuo articolo, caro Conrado. Devo dire che sono d’accordo con te, ovviamente. A parte un punto, che può essere di certo discutibile: io non credo che tutti i partiti siano, come dici tu, il Male. Voglio dire: certamente sono scandalosi rispetto agli standard europei, ma rimane comunque la scelta del meno peggio, no? Se poi ritieni questa limitazione, tanto per usare un eufemismo, “triste”, non mi resta che essere d’accordo con te. Con affetto!
Credo sia giusto spendere ancora due parole sulla questione. Il discorso è piuttosto complesso, ma non è detto che non si possa tentare di definirlo, anche se parzialmente. Vediamo.
Per prima cosa, la mia “critica” alla democrazia può, ritengo, offrire alcuni spunti interessanti se si tiene presente la prima parte dell’articolo, quella cioè dove dico che molto probabilmente ci troviamo di fronte ad un oltre, ad un declino dell’era democratica. Insomma, dobbiamo prenderci la responsabilità di pensare la politica attraverso forme diverse. Quali non lo so, però forse so quali non vanno più bene. La democrazia occidentale ha fatto il suo tempo, ammesso e non concesso che ne abbia mai avuto uno (non è un discorso storico il mio), esattamente come ha fatto il suo tempo - che ne so - il sistema feudale, o l’Egitto dei faraoni. Dall’altro lato ho sbagliato dicendo che non sono democratico, al massimo potevo dire che non mi sento democratico: oggigiorno non si può non essere democratici, spero che questo sia chiaro.
Per seconda cosa, non sono d’accordo sul fatto che i politici siano tutti corrotti. Tanto per buttarla sul ridere, mi sa tanto da frasi fatte del tipo: non ci sono più le mezze stagioni. Questo atteggiamento è dannoso, e, quel che è peggio, è tipico italiano: il lamento fine a se stesso alle volte è fin troppo comodo. Ora, Conrado, non mi sto permettendo di criticarti, primo perchè questo discorso non ti riguarda, e secondo perchè voglio solo dirti quel che penso, tutto qui. Amministrare la cosa pubblica è probabilmente il lavoro più difficile in assoluto. Certo, molti lo fanno spinti da ambizioni personali, ma non tutti. E questo sia a livello nazionale sia a quello - scendiamo vertiginosamente - locale. Essere in parlamento ha i suoi vantaggi, non lo nego, ma anche i suoi lati negativi: con buona pace di Andreotti, il potere logora chi ce l’ha. Essere seduto in un consiglio comunale è solo un gran sacrificio. Perdita di tempo, denaro, e anche di qualche anno di vita. Chi lo fa, lo fa gratuitamente (se escludiamo i famosi e sostanziosissimi gettoni di presenza) e lo fa per gli altri, per tutti gli altri. E questo dovrebbe essere riconosciuto, credo io. Avere più fiducia della politica, entro gli ovvi limiti che prima si diceva (e il fatto che lo dica uno come me potrebbe essere indicativo) è sicuramente un passo avanti per il nostro Paese. Che non è bello ma è pur sempre il nostro. E noi siamo responsabili di tutto quel che qui succede. Sempre e comunque. Questo, beninteso, non significa, come recita questo sito, diventare sudditi.
Capisco bene il tuo punto di vista e lo condivido, Francesco. Ma resto dell’idea che se non si riforma DEMO, non si può riformare CRAZIA.
Quando dico che questa politica è il Male, intendo dire che è una politica vecchia, fatta di e da vecchi; vecchi che siccome ci lasceranno le penne prima di chi dovrà ripulire le loro sporcizie dal mondo, finchè possono mangiano. Una volta mangiato potranno morire in pace, e allora avranno già lasciato in eredità la loro abilità a sporcare ai loro eredi, o meglio dire gli invasati che oggi stanno plagiando.
Se si vuole riformare qualcosa, ci vuole un vero e proprio RESET.
Come?
Teste, iniziate a pensare.
Sei un hobbesiano della madonna.. Mi piace, sono con te!
io sono daccordo con entrambi e allo stesso tempo sento che qualcosa non torna nel conteggio finale. Da una parte c’è la tua idea Francesco che ci dici che “il lamento fine a se stesso alle volte è fin troppo comodo”, che l’ “essere seduto in un consiglio comunale è solo un gran sacrificio” concludendo infine che bisogna avere più fiducia dei politici… Mah…. Hai ragione, ma non troppo. Non tutti gli uomini sono uguali e,sì ci sono persone altruiste e disponbibli che fanno politica ma molto più spesso abbiamo lupi travestiti da agnelli spregiudicati ed indifferenti dei più deboli. Poi caro Francesco tu m’insegni quanto l’impegno possa essere altalenante e incostante e di fronte alle delusioni che dà la politica o si è VERAMENTE motivati, o si crede davvero in un ideale di vita, oppure prima o poi si perde l’entusiasmo e si finisce nel peggiore dei casi a fare solo ed esclusivamente i propri porci comodi.
Quell’ideale che tu citi, il comunismo, era sostanzialmente questo: uno stimolo all’emanciapazione, un percorso possibile per liberare l’uomo dalle catene cui egli stesso, abbandonato alla sua cupidigia, si è imprigionato. Oggi il comunismo non è più nulla se non un retaggio di quella storia molto spesso opportunistica e stagnante. Ma quel comunismo era sopratutto la speranza di salvezza che permetteva ai militanti di spostare anche montagne ed è in questa fede cieca che molti (come ho scritto in articoli precedenti) hanno intravisto una analogia con il cristianesimo e con la religione. Nulla di strano.
Ha ragione dunque Conrado quando insiste nel voler penetrare nella coscienza della gente, ma s’illude se pensa che questa presa di coscienza possa scaturire in maniera spontanea o casuale. Occorre a mio avviso una organizzazione che sappia istigarla. “I vecchi mangiano” dice lui, ma i giovani dico io s’indignano? No! anzi… non fanno assolutamente nulla, se ne sbattano al massimo s’isinuano nel solco tracciato dai loro padri, si accomadano ben bene e poi si lamentano del caldo. Questa è la nostra gioventù: caproni che sbattono le corna e il cui unico desiderio è comprarsi la macchina nuova per andare in discoteca il sabato sera…..Quale riforma del demos ci potrà mai essere?
Dunque: non c’è spontaneismo che tenga se manca l’idea aggregante ma allo stesso tempo appena l’organizzazione si forma, la burocrazia prevale e l’ideale salvifico svanisce….è qui la chiave per capire la storia passata e quella presente.
Concordo con voi quando dite “bisogna fare dei distinguo, io non sono come loro” e credo di concordare con Francesco quando dice che la democrazia è obsoleta: ma se davvero è così, mi chiedo delle due ipotesi quele sia la più infame:
1) i nostri rappresntanti sono mediocri perchè l’italiano medio è pure esso mediocre. In tal caso vuol dire che il sistema democratico funziona benissimo e i migliori si sono rassegnati a farsi comandare dai mediocri;
2) il sitema democratico presume un cittadino informato circa gli umoni cui delega mandato e delle idee che essi rappresentano; è davvero così o piuttosto viviamo in un sistema che delega il potere a chi spinge più forte? se coisì fosse vorrebbe dire che di democrazia non si può parlare poichè mancando il presupposto necessario che è la capacità, meglio la possibilità, di discernimento nessuna democrazia sarà mai possiblie.
sono molto perplesso e non so come andrà a finire. Le mie buone intenzioni vanno lentamente sgretolandosi ed avrei bisogno dell’entesuiasmo di un gruppo affiatato. gli uomini puri hanno bisogno di un IDEALE altruista. Per potere dire noi siamo meglio di voi dobbiamo stabilire in base a quale scala di valori
Caro Matteo, il tuo commento mi ha fatto molto piacere. Non perchè sia “meglio” di quello di Conrado, ma proprio perchè si colloca sulla stessa lunghezza d’onda. Dunque la mia “provocazione” non è stata vana. Per questo motivo devo ripetermi: è una provocazione, quindi lungi da me qualsiasi spiegazione o pretesa di esaustività. Anche perchè, se uno provoca, raramente ha dei “consigli” da dare, quanto da riceverne. Da voi.
Il punto interessante è la “questione morale”. Come ha detto Conrado, i paletti della conoscenza e della buonafede sono difficilmente quantificabili, o, come ha detto Matteo, c’è bisogno di una scala di valori. Questa è la sfida, questi i limiti della democrazia, che, per inciso, sono più o meno quelli individuati al secondo punto del commento precedente: la delega.
Ciò detto mi fermo. Se avete piacere potrei scrivere il seguito del mio articolo (”la democrazia dei moderni, crisi e morte” è abbastanza provocatorio?), ma questo domani, con fede migliore. Ora, l’ultima precisazione: il comunismo di cui parlo io, è il Comunismo, non un comunismo. Per quel che mi riguarda non si è ancora realizzato. E se comunismo significa la redistribuzione del potere al proletariato (passatemi la terminologia vetero-sovietica), il quale è sovrano, allora capite perchè comunismo e democrazia non andranno MAI d’accordo: il popolo comunista non esprime la totalità del popolo. Non vi sembra che, in questo modo, il problema “delega” sarebbe in parte ridimensionato?
Sì caro Francesco, concordo sul ridimensionamento ma non voglio complicare la tua provocazione….
non ci resta che attendere il seguito del tuo panflet sulla democrazia!
ciao
A Matté, vediamo se riusciamo a fare qualcosa di decente.. Ciao!