Giu 03 2009

Fuori dall’Europa per colpa nostra!

Pubblicato da Marco De Mitri il 17:44 nella categoria Altra Politica, Politica

C’è chi ha definito le prossime elezioni europee un “sondaggio inattendibile” (Angelo Panebianco in “Per chi suona la fanfara”, ultimo numero del Corriere della Sera Magazine), altri lo descrivono come un evento che annoia, incapace di suscitare entusiasmo tra i cittadini dell’Unione Europea. In Italia l’interesse nei confronti delle elezioni per il parlamento di Strasburgo ha lasciato il posto al gossip politico e alla lotta tra “stelle della politica” che rincorrono il loro personale plebiscito.

Né hai partiti né a quella parte di elettori che si recherà alle urne importa molto del Parlamento europeo o di ciò che i neo-eletti faranno. Questa è una dura realtà che va accettata, dentro le teste degli italiani un tema risuona in sottofondo: L’EUROPA NON ESISTE! L’EUROPA NON SERVE!
Il 6-7 giugno non vi è nessun referendum sull’operato dell’attuale governo nazionale, ma andremo a votare i nostri rappresentanti al Parlamento Europeo, imparare a tenere i due piani distinti sarebbe un buon inizio per cominciare a contare in Europa.

Da un punto di vista contenutistico queste elezioni hanno il rango di primo piano: in Europa si fanno leggi, direttive e regolamenti, che influiscono sulla vita di tutti noi.
Nei comizi elettorali la Lega Nord denuncia l’eccesso di burocratizzazione di Bruxelles, ma dall’altra parte guardiamo all’attivismo del Ministro Zaia, un’azione costante ed intensa di lobbying nei confronti delle istituzioni europee. Il Ministro delle politiche agricole ha compreso perfettamente l’importanza dell’Europa per la materia di cui si occupa e come lui stesso ha dichiarato, ha smesso di mandare un funzionario statale ogni settimana a trattare per le quote latte ed ha cominciato ad andarci lui stesso. Zaia ha dimostrato come si può avere un rapporto paritario con l’Europa burocratica, un rapporto di reciproco rispetto da cui tutti quanti otteniamo un vantaggio. Per contare a Bruxelles, l’Europa deve tornare ad essere nella colonna delle “cose serie” della nostra agenda politica.

Oggi il Parlamento europeo ha una notevole importanza, basti pensare che approva il bilancio comunitario, vota le risoluzioni per la nomina della Commissione (Buttiglione fu bocciato dal Parlamento europeo quando fu proposto Commissario dal Governo italiano), contribuisce all’emanazione delle leggi europee (quindi leggi anche nostre) e funge da organo di controllo democratico sull’attività dell’Unione Europea.
I poteri del parlamento europeo aumentano, ma i cittadini si allontanano da Strasburgo, annoiati e delusi.
Secondo molti eurodeputati, sono gli atteggiamenti dei politici a provocare l’indifferenza degli elettori. La politica nazionale “risolve sempre più i suoi contrasti interni mandando a Strasburgo gente che no sa niente dell’Europa” (tratto dall’Economist).

Si è urlato allo scandalo quando siamo tornati a votare, alle ultime elezioni politiche, con un sistema che non permetteva di esprime la propria preferenza, ma oggi la possibilità di indicare il proprio parlamentare da mandare a Strasburgo lascia totalmente indifferenti. Siamo un popolo eternamente scontento dell’operato dei nostri politici, sempre pronti a lamentarci dei loro stipendi, ma poco disposti a scomodarci per essere informati, per capire come cambiare, se questo è davvero quello che vogliamo.

Alle prossime elezioni europee potete votare una lista (partito) ed indicare fino a tre preferenze (scrivendo il cognome del candidato prescelto). Abbiamo la possibilità di valutare bene chi mandare a rappresentarci a Strasburgo ed io mi permetto di esplicitare il mio personale vademecum per le prossime elezioni.

1) La lista si sceglie in base al programma e non in base al colore del simbolo;
2) esprimere le preferenze è segno di maturità, non indicarle vuol dire che non ci interessa decidere quali sono i nostri rappresentanti e se non ci interessa, non capisco perché poi dovremmo lamentarci del loro operato;
3) le preferenze vanno date a chi riteniamo possa meglio rappresentare gli interessi e valori che vorremmo veder tutelati in Europa; la mia personalissima regola è spazio al ricambio, il vecchio ha già avuto la sua possibilità.
3) Le preferenze vanno concesse a chi si presume accetterà l’incarico, vista anche l’incompatibilità con il ruolo di Parlamentare Nazionale, Presidente e assessore regionale; una preferenza data a chi quell’incarico non lo accetterà mai è una presa in giro, vediamo di accettarlo.
4) Per sapere bisogna conoscere, per conoscere dobbiamo informarci, per informarci dobbiamo volerlo. Non vi è nulla di male se non sapendo cosa votare andiamo a chiedere consiglio a quel o a quell’altro referente politico, ma dobbiamo avere la cortezza di raccogliere informazioni da più fonti e poi valutarle in  autonomia.
5) Votare consapevolmente costa impegno, pregasi astenersi per di tempo.

Vivere in un sistema democratico ci dovrebbe permettere di indicare quali sono i nostri rappresentati, il 6-7 giugno abbiamo una possibilità, vediamo di non sprecarla.
In ogni caso, questa è la mia personalissima opinione, ed in quanto opinione è totalmente devastabile.

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3 COMMENTI to “Fuori dall’Europa per colpa nostra!”

  1. [...] De Mitri nel suo precedente articolo aveva sottolineato l’importanza fondamentale del ruolo delle istituzioni europee. Non si può che [...]

  2. Francescoon 11 Giu 2009 at 12:09

    Caro Marco, sono perfettamente d’accordo con te. Se mai Maicol dovesse leggere questo breve commento, lo invito, amichevolmente, a riflettere sul punto numero 2 di questo articolo.

  3. Marco De Mitrion 11 Giu 2009 at 13:26

    Grazie Francesco!

    in un altro forum, si parlava di italiani e della loro mediocrità ed un utente, ha secondo me colto in profondità la nostra indole con la seguente frase: “E non ci facciamo scrupolo a “fregare” se possibile il prossimo, tanto, non lo fanno anche i nostri politici, le persone “che contano”?…Se lo fanno loro, figurati…”

    Ho commentato con alcuni amici l’esito di queste elezioni e la parte di loro che si ritiene elettore dello schieramento di centro-sinistra, si è come al solito rivelato depresso, vicino all’espatrio per i risultati elettorali.
    Vediamo di fare un paio di precisazioni:
    1) sono gli elettori che eleggono i politici e non viceversa, quindi se le elezioni le stravincono il PDL e la Lega Nord, questo è quello che le persone vogliono.
    2) Nella democrazia il mediocre (nel senso di più prossimo al medio) offre più possibilità di riconoscimento e di immedesimazione. La domanda che dovremmo farci è: vogliamo un cittadino qualunque che ci governi (uno come noi)? o forse vogliamo qualcuno che governi per il bene di tutti i cittadini (compreso il cittadino medio)?
    3) la crescita dell’IDV- Di Pietro mi preoccupa quanto mi preoccupa quella della Lega Nord. Berlusconi è l’italiano medio, distruggere lui vuol dire imporre una ridiscussione della propria vita a tutti i cittadini.

    La cosa che più mi pesa dell’essere italiano è la nostra pigrizia, la nostra scarsa partecipazione alla cosa pubblica, siamo tutti dei grandi economisti e giuristi dal divano di casa. Quando entriamo in un seggio elettorale torniamo ad essere l’italiano medio.

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