Archive for the 'Ambiente e Nuove Tecnologie' Category

Dic 11 2008

Open Source e risparmio

Dopo innumerevoli sollecitazioni dell’animatore di questo portale mi piego a scrivere un piccolo articolo. Cos’è l’open source? In soldoni si tratta di un modo di intendere il software e più in generale la conoscenza umana. Il concetto che sta alla base è quello di “condivisione”. Tutti possono copiare tutto, modificarlo, lasciare che altri copino le loro modifiche sempre indicando la paternità intllettuale dell’opera. Esistono moltissimi articoli online e libri che, a chi sia interessato, illustrano nel dettaglio questo modo di vedere il mondo. Qui per brevità indicherò acune applicazioni reali. Il primo: Wikipedia. Chi non la conosce? E’ uno degli esempi più vasti di condivisione. Certo, con luci ed ombre ma pur sempre nel segno dell’unione degli sforzi per un avanzamento della conoscenza. Il secondo, e per me più interessante: Linux. Linux è una valida alternativa a Windows che vi permette di non spendere un euro in licenze e un minuto a cercare su emule i programmi. Avete a vostra disposizione più di 24.000 programmi pronti per essere installati e funzionare. Sono stati sviluppati da volontari ma anche da ditte che pensano che lasciando la libertà di apportare modifiche al proprio lavoro anche esse ne traggono beneficio. Qualche nome? IBM. Chi dice che Linux non funziona? Microsoft. Da anni esiste in Italia una associazione che si chiama Assoli che si batte per la diffusione dell’Open Source specialmente nella pubblica amministrazione. Ogni pc installato in Comune ha una media di spesa di 400 euro in licenze. Se i pc funzionassero solo con Linux avremmo un netto risparmio e un allontanamento dello Stato dalle politiche ricattatorie delle multinazionali.

In poche righe ho messo molta carne al foco ma mi riprometto di approfondire in seguito magari seguendo gli spunti dei vostri commenti.

Link utili:

- http://faberlibertatis.org/wiki/Filmati_per_conoscere_il_mondo_GNU/Linux

- http://it.wikipedia.org/wiki/Creative_Commons

- http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Stallman

- http://www.softwarelibero.it/

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Nov 06 2008

Obama: Una rivoluzione culturale

Barack ObamaUna rivoluzione culturale è in atto con l’arrivo di Barrack Obama.

Il nuovo (prossimo) presidente degli Stati Uniti è nero, il nuovo (prossimo) presidente degli Stati Uniti ha “solo” 47 anni e nel suo programma un tassello fondamentale è la rinascita economica americana puntando nelle fonti energetiche rinnovabili.

Ecco le parole di Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club ed ex consulente del ministro per lo Sviluppo Economico Pierlugi Bersani : “Obama ritiene importante che gli Stati Uniti si impegnino nella lotta ai cambiamenti climatici e propone un rientro del paese nelle negoziazioni internazionali sul clima, senza attendere che Cina e India facciano altrettanto, evitando così una paralisi del processo decisionale”.

Il programma del candidato democratico non si discosta molto infatti dal pacchetto 20-20-20 elaborato da Bruxelles, ma è tarato sulla cifra 10: mettere fine entro 10 anni alla dipendenza dal petrolio, 10% di rinnovabili entro 4 anni, ridurre in 10 anni del 15% i consumi di elettricità. Per questo il successo di Obama rafforzerà inevitabilmente la determinazione europea ad andare avanti, rendendo ancora più debole e isolato il tentativo italiano di bloccare tutto. Qualche settimana fa, Berlusconi, attaccando la direttiva Ue, aveva sentenziato: “I maggiori produttori di C02, che sono Stati Uniti e Cina, sono assolutamente negativi sul fatto di aderire alla nostra azione”.

Vero, ma solo nel senso che Washington ora intende fare ancora più di Bruxelles, riconquistando la leadership tecnologica della rivoluzione verde. Se a Roma si insiste nel denunciare i presunti costi delle politiche ambientali, la promessa elettorale di Obama è stata invece quella di creare nel giro di dieci anni 5 milioni di posti di lavoro nel settore dell’energia pulita e di arrivare a un taglio delle emissioni di C02 dell’80% entro il 2050.

Tutto questo è una buona notizia e un cambiamento di rotta visto che noi Italiani facciamo scelte sembre in funzione degli Stati Uniti e ora che abbiamo lanciato il nucleare vediamo come andrà a finire. Purtroppo noi Itlaiani abbiamo una propensione a copiare sempre scelte molto “discutibili”.

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Ott 28 2008

Rapido giro di notizie inquietanti

Alcuni articoli de La Stampa odierna mi hanno fatto rabbrividire non solo per la gravità delle notizie, ma per il macabro filo che sembra legarle in uno schema ben preciso di ermetismo e nullafacenza istituzionale.

Mentre in prima pagina il min. Brunetta spiega le sue ragioni riguardo alla recente polemica sui tornelli nei palazzi di giustizia, a pag. 7 Francesco Grignetti così esordisce: “Non sembri una vecchia polemica antiparlamentare, però il primo dei tornelli, il Tornello numero 1, il ministro Brunetta dovrebbe impiantarlo alla Camera.” In effetti, in un dibattito delicato e così importante come quello sulla legge elettorale per le europee, il dibattito è partito con Parisi che parlava, e praticamente solo d’Alema che ascoltava. Aula vuota, mentre i miei colleghi di lavoro, preoccupati con il crescente livello di prodotto finito parcheggiato fuori dalla fabbrica, si domandano che ne sarà dopo Natale. Mentre Epifani denuncia il boom del ricorso alla cassa Integrazione, nella quale ci sono i soldi per altri due mesi! Mentre la trattativa per Alitalia è tutt’altro che chiusa (AD OGGI NON C’E’ ANCORA CERTEZZA SUL PARTNER STRANIERO E LA CORDATA CONTINUA A MODIFICARSI!!!!!), i signorotti da noi eletti, forti dell’anonimato creato loro da una scheda senza preferenze, si danno agli affari loro, diplomaticamente denominati “rapporti con il collegio”, lasciano in secondo piano le esigenze del paese pur di godersi la loro settimana corta che più corta non si può.

Montecitorio, per lo sgomento del presidente Fini, lavora praticamente dal martedì pomeriggio al giovedì mattina. Tutti gli appelli del Presidente della Camera sono finora andati a vuoto. In Italia, per citare un fortunato ritornello spesso ripetuto dai membri del govrno, non è vero che si spende poco per la politica: si spende tanto ma si spende male.

Mi appello al ministro Tremonti: che le risorse che avete tolto a scuola e ricerca per pagare - a nome del popolo italiano - l’avidità della cordata CAI e dei banchieri statunitensi, vengano recuperate dalla paga di questi signori, i veri fannulloni d’Italia.

La seconda notizia potrei considerarla ancor più allarmante: dopo le irresponsabili dichiarazioni del ministro Prestigiacomo in materia di obiettivi di riduzione delle emissioni, la PETROCELTIC INTERNATIONAL si è aggiudicata in via esclusiva NOVE permessi permessi preliminari di esplorazione per giacimenti di petrolio e gas nell’Adriatico. Alla compagnia questi permessi, tutti in zone protette come isole Tremiti, Gran Sasso, Gargano, costeranno la miseria di € 5,16 (Diecimila lire!!!!) al metro quadro in concessione annuale, sia sulla terraferma che in mare.

L’Italia è un buon posto dove fare business. Le condizioni fiscali sono favorevoli, i costi di estrazione bassi, non ci sono rischi politici, le infrastrutture sviluppate, la competizione è limitata ed i produttori possono beneficiare di prezzi elevati per quanto riguarda petrolio e gas.

Ecco il parere del direttore esecutivo della compagnia, John Craven. Una battuta che, letta in questo contesto, assomiglia clamorosamente alle battute di qualche cattivo dei cartoni animati.

Un totale di 2500 metri quadrati sta quindi per essere svenduto ad una compagnia irlandese che non ha certo interesse a migliorare l’offerta energetica, al contrario di quanto afferma il credulone Vito. Se proprio non c’era scelta a far trivellare l’Adriatico pur di supplire all’incommensurabile bisogno italiano di accendere il condizionatore, almeno lo si poteva fare in modo da ottenere un profitto da reinvestire in fonti rinnovabili e pulite. Ma questa generazione politica, ormai per il 70% tra il Parlamento ed il reparto geriatria, non è certo preoccupato per ciò che accadrà al pianeta tra vent’anni. Così come per tutto, pagheremo noi bamboccioni, ed i nostri figli.

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Set 13 2008

L’informazione che manca

Pubblicato da Diego Novo nella categoria Ambiente e Nuove Tecnologie, Politica

L’attuale Governo Berlusconi è ormai da diversi mesi in attività e come promesso ha “risolto” il problema rifiuti in Campania. Vorrei in questo mio piccolo spazio riflettere su questo argomento che reputo importante non tanto per la situazione dei rifiuti a Napoli, ma per come l’informazione è venuta a mancare.
Facciamo un po’ di cronistoria sull’argomento. Il problema rifiuti in Campania è da 20 anni che esiste e se ne parla. Il commissario straordinario attuale è lo stesso che c’era con il governo Berlusconi di due legislazioni fa. Trascurando tutti i 20 anni di sprechi, errori e implicazioni camorristiche, vediamo in quest’ultimo anno cosa è successo.
Mentre al Governo c’era la sinistra con Prodi, il problema è tornato sotto gli occhi dell’opinione pubblica con servizi giornalistici quotidiani su tutte le testate e su tutti i telegiornali con collegamenti in diretta e reporter sul posto. Con Prodi non si è riusciti a trovare accordi per la creazione di discariche e tengo a precisare che il Nostro Galan ha pubblicamente dichiarato: “Noi in Veneto non vogliamo i rifiuti del Sud, che se li tengano” dopo che il governo aveva chiesto solidarietà. Tutte le testate giornaliste internazionali pubblicavano immagini di Napoli massacrando l’immagine dell’Italia intera nel Mondo. La comunità europea ci ha “prestato” dei milioni di euro per risolvere il problema… ma si va avanti. Prodi decade, Berlusconi viene eletto. Subito esercito per bloccare i protestanti e creazione di nuove discariche. Nel frattempo le immondizie venivano trasportate in Germania sotto pagamento sia del trasporto che dello smaltimento. A distanza di qualche mese dall’intervento di Berlusconi, che è successo? Sono effettivamente sparite le immondizie o sono spariti i giornalisti in Campania?
Le discariche devono ancora essere completate, la Germania ha rispedito indietro tutti i nostri rifiuti in quanto contenevano rifiuti tossici, ospedalieri mescolati dentro i rifiuti urbani. Nella periferia di Napoli i rifiuti sono ancora in strada e Galan ha accettato di far portare i rifiuti nelle discariche del Veneto, gli stessi che la Germania ha spedito indietro.
Concludendo, come mai la stampa e l’informazione in generale non riporta più queste notizie? Come mai non si parla più di rifiuti a Napoli ma ogni volta che si tenta di parlare non si intervistano i residenti ma Berlusconi che afferma ogni volta “L‘operazione Napoli pulita sta andando avanti!” e soprattutto perché portano rifiuti tossici qui in Veneto e nessuno di noi si lamenta, protesta o chiede controlli e verifiche?

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Set 12 2008

La STRATEGIA dell’ENERGIA - il CIP6

Pubblicato da Matteo Cesaretto nella categoria Ambiente e Nuove Tecnologie

Con questo articolo continua il breve ciclo di interventi che ha come oggetto il tema dell’energia. Sebbene il tema qui trattato sia noto agli habitués del web, rimane tuttavia pressoché sconosciuto al grande pubblico poiché la tv – guarda caso – raramente ne ha parlato.

Nel 1991 venne introdotta, su ispirazione di norme comunitarie, una importante legge: la n. 9, attraverso la quale si incentivava la produzione delle energie rinnovabili, dunque pulite, attraverso una maggiorazione sul prezzo di vendita delle energie prodotte attraverso fonti rinnovabili. In sede di approvazione della legge, il Comitato Interministeriale sui Prezzi, con la delibera n. 6 del 29 aprile 1992 ha però aggiunto alla voce rinnovabili quella “assimilabili”. Pertanto da allora la maggiorazione sul prezzo di vendita e concessa a tutti coloro che producono energia da fonti rinnovabili e assimilabili.

Possibile che nel paese dell’Accademia della Crusca, nella patria di fini esegeti e di raffinati giuristi, nessuno si sia reso conto che quelle parole stravolgevano completamente il senso originario della legge? Sta di fatto che “assimilabili” vuol dire tutto e non vuol dire nulla, così quello che voleva essere il timido tentativo di disintossicarsi dalla dipendenza del petrolio, si è trasformata in una furbata che non ha eguali oltre i confini nazionali.centrale.jpeg

Attraverso questa “innocua” modifica, gli italiani hanno finanziato la costruzione d’inceneritori di rifiuti, che altrettanto innocuamente vengono chiamati termovalorizzatori. La maggiorazione sul prezzo di vendita che lo Stato offre ai produttori dell’ “assimilabile” è pagata direttamente dai cittadini come percentuale calcolato dalla bolletta Enel. Tempo fa era possibile scorgere questa quota alla voce A3, ma di recente è stata tolta. Così dei circa 30 miliardi di euro che sono stati pagati dal 1991 al 2003 dai consumatori italiani attraverso le bollette, ben il 92% e’ andato ad impianti inquinanti come centrali a fonti fossili o inceneritori, mentre solo l’8% e’ finito a chi utilizza fonti rinnovabili pulite.

Ma c’è di peggio. Con un’altra legge - pure essa in linea di principio apprezzabile - vale a dire quella sulle liberalizzazioni dell’energia, si sta ora offrendo l’opportunità a scaltri imprenditori di impiantare le più disparate tipologie di centrali, che vengono confuse con fonti pulite. Questi affaristi sono attratti dal guadagno che se ne ricaverà dall’incentivo statale e se ne fregano delle ricadute che tali produzioni hanno sulla salute di chi ci vive. Alcuni studi come quello condotto dal Dott. Stefano Montanari e dalla Dott.ssa Antonietta Gatti hanno dimostrato che gli inceneritori di nuova generazioni producono pericolose nanoparticelle (Pm 2,5 fino a Pm 0,01) che penetrano nel sangue e da lì si depositano negli organi del corpo umano finendo per causare tumori. Montanari per dare visibilità alle sue scoperte si è presentato alle ultime elezioni ed è stato trattato alla stregua di un paranoico.

Ma se le sue affermazioni dovessero corrispondere al vero ci troveremmo davanti ad uno scenario inquietante: la produzione di fumi nocivi verrebbe dislocata e parcellizzata sul territorio italiano, comune per comune città per città; e tutto ciò, da un lato illudendo la gente sul fatto che “assimilabile” equivale a “rinnovabile”, dall’altro ponendo il Segreto di Stato sui progetti futuri. Intanto Tremonti alla tv (Ballarò 9/9/08) parla del nucleare come fosse un dato acquisito, e i cittadini continuano ad investire sulla loro morte, e la commissione Europea ha stabilito che “la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile”. Dovremo in futuro pagare una sanzione anche per avere violato questa norma?

Concludo con un appello. So per certo che in molti enti locali sono stati presentati progetti inerenti alla materia di cui tratta l’articolo. A Conselve, piccolo comune del padovano, si è pensato di impiantare un bruciatore ad olio di palma. Non ho ben capito come funzioni un bruciatore di tal fatta, ma immagino che trasportare l’olio per centinaia o meglio migliaia di chilometri (visto che in tutta la provincia di Padova palme non ce ne sono) sia già questo abbastanza dispendioso e inquinante. Rimangono da capire le peculiarità dell’impianto. Se qualcuno volesse farsi sentire….noi siamo disponibili ad offrire loro spazio.

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Ago 08 2008

Longarone, Pisa e il Bamboccione

Pubblicato da Conrado de Vita nella categoria Ambiente e Nuove Tecnologie

clip_image002_0000.jpgOggi dovevo andare in libreria, e ci sono andato in moto. Sì, lo so, mi ero ripromesso più e più volte di non usare mezzi a benzina per fare Arcella – Centro, ma che ci volete fare? La moto ce l’ho da un mese e mezzo… E’ il mio giocattolo! E siccome da piccolo ho avuto pochi giocattoli (che mio cugino spesso mi faceva il favore di bruciare) quando ho un bel giocattolo ci gioco più che posso. Così, dalla Melbook ho deciso di fare un altro giretto…

Non chiedetemi come, ma sono finito a Longarone.

No. Scusate. Non a Longarone. Non esattamente a Longarone. Ma forse se dico Longarone capite cosa voglio dire. Non ci sono equivoci possibili, visto che non è nemmeno il periodo della Fiera del Gelato.

Non so chi di voi sia mai stato alla diga del Vajont. Non so quanti di voi, all’esser lì, han provato qualcosa… E chissà se qualcuno ha provato lo stesso che ho provato io. Beh, in fondo, chissà se ne sapete qualcosa…

Il mio primo approccio con la tragedia del Vajont fu in quarta elementare. Nel libro di antologia c’era un brano che parlava di quel 9 ottobre 1963, spiegava cos’era successo, ovviamente senza tutti i particolari che un adulto interessato potrebbe sapere. Ma per me fu agghiacciante. A quel tempo. la cosa più vicina alla tragedia per me era quel film in cui un aereo cade nel Potomac ghiacciato e partono i soccorsi ai passeggeri. Oppure il Titanic. Ok, c’entra pur sempre l’acqua, ma non è la stessa cosa: del titanic avevo sempre sentito parlare, era così lontano, così vecchio, e nell’oceano una tragedia – so che suona macabro ma cercate di capire la mia prosa un po’ colorata – è “perdonabile”, “normale”.

Qui si parla di una montagna. Una montagna di nome TOC che prima fa CRAC e poi fa CIUFF. E di tutti gli altri rumori che si sono susseguiti non ne voglio parlare. Non ci voglio pensare. E’ anzi un bene che a quel tempo non ci fosse youtube: per registrare quello che è successo lassù, non bastano 8 megapixel. Per guardare una cosa del genere non bastano i cristalli liquidi. Ci vogliono, perdonatemi la volgarità, le palle.

E le stesse palle ci vogliono anche per guardare quel pezzo di montagna ancora incagliato dietro alla diga. Ci vogliono le palle per pensare a qualcosa di più di “è bellissima” o di “Poverini”. Ci vogliono le palle che ha avuto Marco Paolini, di metter su uno spettacolo di più di due ore, di raccontare a tutti cos’è successo lì, facendo nomi e cognomi; ma soprattutto, a chi ci pensa, e a chi resta lì imbambolato come me dinanzi alla potenza della natura a contrasto con la genialità – la diga intatta – e la bestialità – tutti sapevano ma nessuno ha fatto marcia indietro – dell’uomo; dicevo, ci vogliono le palle anche solo per guardare.

Non ho resistito più di venti minuti. Sono diciott’anni che so del Vajont. Da quel giorno in quarta elementare. Diciott’anni che volevo vederlo. Ma quando sei lì, da solo, non solo senza un amico col quale parlarne, ma anche semplicemente senza la visita guidata che ha chiuso i battenti un’ora fa; quando sei lì insomma pensi a qualcosa da fare. O da dire a te stesso. Guardi la diga. La passerella in alto. Il fondo della vallata. Il monte Toc e la sua parete liscia. Il pezzo di monte Toc nell’ex lago, che sembra fatto di sabbia. Le pareti rocciose scavate, che ti sembra di vedere l’Urlo di Munch dappertutto: pareti violente, non è autosuggestione, è proprio così, le pareti sono diventate violente! La valle sembra una versione verdeggiante della Death Valley. Valle Fantasma, potrebbero chiamarla. Ma tu, lì, in cima alla diga, noti solo una cosa: il silenzio.

Sono nato A Sao Paulo, Brasile. E’ una megalopoli, ok, ma è pur sempre in montagna! E in montagna ci sono stato altre volte. C’è quiete, c’è pace, c’è… come dire…beatitudine. Ma vicino alla diga è diverso. Non senti niente di tutto questo. Senti solo il silenzio. Pesante, soffocante, come in una cattedrale gotica, dove ti viene da dire “è bellissimo”, ma non lo dici perché tutto lì è stato costruito con l’intento di farti intimorire.

Il Vajont è una cattedrale gotica. Vi regna il silenzio. E l’essere umano – o forse io soltanto – se ne sente intimorito. Tutto quel silenzio, so che sembra una stupidaggine, è necessario, perché quando sei lì quel silenzio ti parla, ti parla così tanto e così bene, che alla fine te ne vai e non sai più cosa dire e cosa pensare.

Sai solo una cosa.

Sai che a metterci insieme i fili, l’Italia è seeeempre così!

L’Italia non è solo il belpaese, il buon cibo, la gloriosa storia; l’Italia è l’Italia del Vajont e della Torre di Pisa. Pensate alla torre: è in assoluto la torre più famosa al mondo, non c’è Torre di Londra o Torre Gemella che possa competere! Dopo il Colosseo, è probabilmente il monumento italiano più famoso al mondo.

E perché?

Perché è un madornale errore!

Ma ci pensate? I lavori a Pisa restarono interrotti per tutto il XIV secolo “per cause sconosciute”. Che vi viene in mente? Non so voi… Ma a me vien subito da pensare che, fatti i tre primi piani, la torre si è mossa… La soluzione? STOP! Fermi per un secolo, poi, quando nessuno si ricorda più niente, si riparte!

Era il medioevo, sì… Ma questo è il concetto di responsabilità italiano. Nel Trecento come nella prima metà del secolo i nostri governanti hanno sempre potuto contare con la scarsa memoria dell’italiano medio per commettere arbitrariamente i loro errori e poi dire: “Ma noi mica potevamo saperlo!”

clip_image002.jpgNon potevamo sapere che mezza torre storta si sarebbe storta di più da intera. Non potevamo sapere che la marcia su Roma… boh, c’era un che di strano… Non potevamo sapere che Hitler come alleato non era proprio il massimo… Non potevamo sapere che un lago artificiale costruito sulla pastafrolla prima o poi avrebbe sciolto la pastafrolla. Non potevamo sapere che Bush come alleato… boh, c’è qualcosa di strano… E magari domani diremo: non potevamo saperlo che con l’esercito in città… Non potevamo saperlo che col lodo Alfano…

Oggi si parla tanto di revisionismo, di un insegnamento della storia più superpartes, di dialogo, di risolvere i problemi degli italiani: tante belle cose che poi, al prossimo sgarro della Lecciso di turno cadranno nel dimenticatoio (ma per essere eleganti diciamo pure nel cesso!). E non per merito loro, ma per colpa nostra! Perché siamo noi ad avere la pancia piena e volere ancora, così abituati a succhiare il seno asciutto alla madrepatria che se ci gridassero la frase che fece di Kennedy un eroe probabilmente rideremmo a crepapelle e lanceremmo monetine addosso allo sventurato. Bamboccioni? TPS è andato per il sottile! Morfeo a Napolitano? Morfeo a questa Italia – neonato, che dorme sempre, e si sveglia solo per farsi allattare da un qualche politico disposto a mettere in mostra il seno.

Il seno d’Italia. Quel seno così asciutto che i nostri figli dovranno andare all’estero a farsi allattare.

E così, magari, dopo una quarantina d’anni in tranquillità, torneremo ad essere noi gli immigrati, i dagoes, gli ingoia polenta. Ma almeno, Dio lo voglia, impareremo qualcosa. Impareremo che se il Vajont c’è stato, è perché non ci fosse il Mose. Se c’è stata la Torre di Pisa, è perché così non avremmo costruito abusivamente. Che se c’è stato il fascismo, è perché non ci fosse più un governo autoritario, che usa il Parlamento solo quando gli pare e piace, e si appresta a mettere le mani anche nel Potere Giudiziario.

Che se abbiamo vissuto Chernobyl da vicino…

…Che se abbiamo vissuto Ustica, Cermis, Calipari…

Bamboccioni? Io lo prenderei per un complimento!

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Ago 04 2008

Germania verso il 100% rinnovabile

Pubblicato da Diego Novo nella categoria Ambiente e Nuove Tecnologie

In Italia grazie al nostro attuale Governo stiamo andando verso la creazione e riapertura delle centrali Nucleari.

Volevo riportare in questo articolo un esperimento condotto dall’Università degli Studi di Kassel in collaborazione con delle aziende energetiche Tedesche.

L’intero studio vuole dimostrare quanto è irreale il fatto che è necessario per il fabbisogno energetico di un paese il nucleare e la combustione di fossili e quanto è possibile fare con le fonti di energie rinnovabili senza mai interrompere la fornitura di energia elettrica per la rete nazionale.

Come si sa, ogni fonte rinnovabile ha i suoi limiti. Per esempio nel caso di giornate nuvolose il sole non raggiunge i pannelli solari e talvolta non vi è tanto vento per poter far funzionare i mulini.

L’equipe di scienziati è riuscita a creare un “Combined Power Plant”, un sistema sperimentale composto da 36 centrali tra solari, eoliche, biogas e idroelettriche situate in diversi punti della Germania. L’obiettivo quindi era quello di dimostrare che le fonti rinnovabili sono in grado di fornire un affidabile approvvigionamento di energia, in qualsiasi condizioni meteorologiche e di fronte a fluttuazioni della domanda energetica.

In questa fase sono riusciti a dimostrare che è possibile, almeno su piccola scala. L’esperimento effettuato fornisce energia sufficiente a soddisfare il 100% del fabbisogno annuale di una piccola cittadina di 12000 famiglie.

Il professor Jürgen Schmid dell’Università di Kassel, uno dei professori del progetto, ha pronosticato che se le energie rinnovabili continuano a crescere come hanno fatto in passato, che provvederemo a circa il 40% di Germania del fabbisogno di energia elettrica entro il 2020. Si potrebbe quindi raggiungere il 100% entro la metà del secolo.

Nel progetto è anche presente un’interessante innovazione per immagazzinare l’energia eolica per quei momenti in cui viene prodotta più energia elettrica di quanta la rete ne richiede. L’eccesso di energia viene quindi utilizzato per pompare acqua su dei serbatoi delle colline dove sono presenti le centrali idroelettriche. Quest’acqua verrà rilasciata durante il picco di consumo per generare energia supplementare.

Se è vero che la Germania sta investendo tempo e denaro in progetti di questo tipo e ritiene il nucleare una tecnologia pericolosa e inquinante come mai in Italia stiamo tornando indietro?

Riporto anche il video (in inglese) del progetto.

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Mag 27 2008

UN CERVELLO IN FUGA

Pubblicato da Matteo Cesaretto nella categoria Ambiente e Nuove Tecnologie

Si parla tanto di nucleare… a me sembra un progetto anacronistico e superato. Mentre gli altri paesi lo stanno smantellando, noi ci mettiamo i soldi per costruirlo, con la speranza che qualcuno scopra il prima possibile la tecnica (il cosiddetto nucleare di 4′ generazione) che permetta di eliminare completamente il problema delle scorie. In attesa di trattare meglio l’argomento vi propongo una notizia Ansa del 23/9/2005: il contenuto la dice lunga circa la “genialità” dei nostri politicanti!

«Il premio Nobel Carlo Rubbia andrà in Spagna a realizzare la centrale solare termodinamica che l’Italia gli ha negato. Il nobel italiano, presidente ENEA fino a pochi mesi fa, ha deciso di partecipare alla realizzazione della prima centrale termodinamica solare in Spagna. Il progetto è conosciuto con il nome di “Progetto Archimede” e, negli ultimi anni, è stato portato avanti da Rubbia in Italia senza alcun successo.

La prima centrale solare termodinamica doveva essere costruita a Priolo, in Sicilia. L’idea riprende il famoso principio degli specchi ustori di Archimede e, non a caso, sarebbe dovuto essere realizzato in Sicilia tramite un progetto Enel-Enea. Non parliamo di fotovoltaico . Nel progetto di Rubbia gli specchi concentrano la luce solare in un unico punto-caldaia producendo calore e quindi energia.

Il progetto Archimede era il frutto di tre anni di studio e non avrebbe richiesto fondi pubblici. La realizzazione della centrale avrebbe beneficiato del finanziamento bancario.

Purtroppo il progetto Archimede è rimasto sospeso nel nulla per un anno e mezzo, bloccato dall’immobilismo governativo. E’ questo quello che si apprende in un’intervista rilasciata da Carlo Rubbia al quotidiano La Repubblica:

“Abbiamo chiesto un anno e mezzo fa di avere una risposta semplice. Ci voleva qualcuno nel ministero delle Attività produttive e dell’Ambiente che dicesse ‘il solare termodinamico che voi avete progettato è verde, pulito, come l’energia eolica o il solare fotovoltaico ‘. Ma essendo una cosa nuova nessuno ha voluto esprimersi.” ha dichiarato Carlo Rubbia (fonte Ansa 23 settembre 2005).

Nel frattempo la Spagna ha equiparato per legge il solare termodinamico alle fonti rinnovabili pulite ed ha avviato la realizzazione industriale della centrale solare.

Risultato: Rubbia, recentemente licenziato dalla guida dell’ENEA per aver rilasciato dichiarazioni critiche sullo stato della ricerca in Italia, farà i bagagli per andare in Spagna a realizzare la centrale di Archimede.

In passato l’Italia ha perso molti treni… e molti cervelli. Un trend che sembra destinato a durare ancora per molto tempo, purtroppo».

Vediamo meglio in cosa consiste:

Il funzionamento della centrale solare termodinamica è simile a quello delle centrali termiche tradizionali. La sostanziale differenza consiste nella modalità di trasformazione dell’acqua in vapore. Mentre nelle centrali termiche tradizionali, per ottenere il calore necessario viene bruciato un combustibile, i questo tipo di centrale il calore è prodotto attraverso la concentrazione, per mezzo di specchi parabolici, dei raggi solari sulla caldaia posta in cima ad una torre.
Si ottiene così la temperatura necessaria ad ottenere vapore ad una sufficiente pressione per mettere in rotazione la turbina che trasmette la sua energia meccanica all’alternatore, consentendo a quest’ultimo la produzione di corrente elettrica. La corrente così prodotta viene poi inviata al trasformatore cha la innalza di tensione e la immette nella rete di distribuzione.

Per coloro che volessero saperne di più:

www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article65

www.repubblica.it/2006/11/sezioni/ambiente/solare/intesa-termodinamico/intesa-termodinamico.html

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Mag 05 2008

Benzina… ma quanto ci costi!

Pubblicato da Diego Novo nella categoria Ambiente e Nuove Tecnologie, InfoConsumo

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In questi giorni la benzina è arrivato a dei livelli pazzeschi. E’ giunto il momento che tutti ci mobilitiamo per delle fonti alternative che esistono ma non vengono utilizzate.

Riporto alcuni consigli per il risparmio di carburante tratto dal sito Centro Tutela Consumatori Utenti.

I consigli per risparmiare

Il prezzo dei carburanti sale ormai quasi quotidianamente. Ridurne il consumo conviene dunque sempre di più e non è affatto difficile. A questo riguardo c’è sempre qualcosa da imparare, anche per gli automobilisti più esperti.

Risparmiare benzina fa bene non solo al portafogli, ma anche all’ambiente. Di seguito ecco alcuni suggerimenti al riguardo:

  • limitare l’uso dell’automobile: bici, trasporti pubblici, car-sharing e simili sono valide alternative all’auto privata (si consideri, tra l’altro, che il 33 % degli spostamenti è inferiore ai 3 km);
  • preferire auto a basso consumo: quando si acquista l’auto nuova, sarebbe opportuno tenere conto anche dei consumi;
  • rifornimento intelligente: i benzinai sono tenuti a esporre in modo ben visibile i prezzi praticati, cosa che facilita il confronto per il consumatore; in alcune zone è normale recarsi a fare il pieno oltre confine;
  • stile di guida: accelerare con dolcezza, cambiare rapidamente e quindi procedere con la marcia più alta possibile e a velocità costante. Evitare di cambiare con frequenza. Viaggiare in quarta o in quinta marcia anche in città. Adottare uno stile di guida previdente, ricordando che l’uso continuo dei freni dissipa energia. Ove possibile, sfruttare il freno-motore. Questi semplici accorgimenti permettono di risparmiare fino al 10-20 % di carburante;
  • togliere dall’auto oggetti pesanti e inutilizzati; si rammenti che il consumo di carburante sale del 10-15 % con il portapacchi vuoto e anche del doppio con il portapacchi carico;
  • pneumatici: gli esperti consigliano di aumentarne leggermente la pressione (0,2 bar) e di controllarli regolarmente;
  • quando si mette in moto, non attendere che il motore si riscaldi, ma partire subito;
  • spegnere il motore in caso di sosta: conviene anche quando si sta fermi solo per una ventina di secondi, a patto che il motore sia già caldo;
  • tutti gli apparati elettrici consumano carburante: è il caso dell’impianto stereo, del riscaldamento incorporato nei sedili e del climatizzatore (da usare solo se strettamente necessario; attivarlo occasionalmente anche d’inverno). Per produrre un chilowatt di elettricità serve quasi 1 litro di carburante;
  • secondo l’ADAC (automobil-club tedesco) gli effetti dei dispositivi per il risparmio di carburante non sono accertabili. Ciò è confermato anche da studi condotti da istituti di controllo indipendenti. Affinché motore e impianto di avviamento funzionino a puntino, è necessario effettuare regolarmente il cambio dell’olio (ev. usare olio sintetizzato), tenere i filtri puliti, eliminare incrostazioni e sudiciume dalle spine dei cavi, verificare l’efficienza di cavi d’accensione e candele;
  • evitare le velocità elevate: un’automobile lanciata a 160 km/h consuma all’incirca il 45 % di più che a 120 km/h.

Foglio informativo VT 4 - situazione al 08-2004

Articolo tratto dal sito centrocosumatori.it

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