Riporto qui un articolo tratto da “Il Gazzettino” di Rovigo del 12.10.08 sul Gazzettino di Rovigo
“Era nella sua casa di Pezzoli , come gli capita spesso da quando è andato in pensione nel 2001, quando ha sentito suonare alla porta. È andato ad aprire e si è trovato davanti un uomo che gli ha detto: «Guardi che deve andarsene da questa casa, l’ho appena comprata all’asta».
È iniziato così l’incubo che da più di due anni sta vivendo un ex fruttivendolo che abita nella piccola frazione di Ceregnano. Davanti all’annuncio di quello sconosciuto in un primo momento deve aver pensato che si trattasse di un errore. «Guardi è impossibile: la casa è mia, mai l’ho venduta né altro». Ma quello insisteva e allora ha cominciato a cercare spiegazioni.
Il commerciante, dopo una vita di lavoro, aveva deciso di chiudere la sua attività sette anni fa. Per questo il 12 gennaio del 2001 ne aveva chiesto regolarmente la cancellazione alla Camera di commercio. Negli anni seguenti, però, aveva continuato a ricevere dei bollettini di pagamento da parte dell’Inps. Si era preoccupato e aveva chiesto spiegazioni all’ente previdenziale. Niente paura, lo avevano rassicurato, «sono stati emessi per errore, lei ha cessato l’attività e quindi non deve nulla, c’è solo un ritardo nel registrare la sua nuova posizione. Sa, la mole di lavoro…».
Si era tranquillizzato finché si era trovato davanti quello sconosciuto sulla soglia di casa che asseriva di essere il padrone. Era stato costretto a rivolgersi a un legale, l’avvocato Giuseppe Carinci. E così era venuto fuori che l’Inps non aveva mai elaborato la richiesta di cancellazione pervenuta da parte della Camera di commercio e aveva continuato a emettere i bollettini come se l’impresa fosse ancora attiva. Poi aveva dato mandato alla Gest Line, visto che si era accumulato un “debito” di poco meno di ottomila euro, di vendergli la casa.L’avvocato Carinci ha presentato opposizione, anche sulla base di dichiarazioni ufficiali dell’Inps che riconosceva di non essere creditore di nulla. Ottenuta dal tribunale la sospensione del provvedimento, la vicenda sembrava chiarita: bastava attendere il giudizio di merito del giudice civile sulla richiesta di annullamento dell’esecuzione immobiliare e su una simbolica richiesta di risarcimento. E qui la storia si complica di nuovo: il risarcimento, ha decretato la sentenza la settimana scorsa, non è dovuto, perché l’Inps ha sbagliato in perfetta buona fede. E l’annullamento? La sentenza, inspiegabilmente, non ne parla. Il giudice non ha preso in considerazione la domanda. Una “dimenticanza” che, però, costerà cara al fruttivendolo. «È una vicenda surreale - commenta l’avvocato Carinci - a questo punto l’ex commerciante sarà costretto, come prevede la legge, a fare ricorso in Cassazione, coi costi che ne derivano». Oltre al danno, quindi, anche la beffa. Intanto l’uomo che aveva comprato all’asta la sua casa gli ha fatto causa: vuole sfrattarlo.”
E riporto un articolo sempre tratto da “Il Gazzettino” di Rovigo del 15.10.08 in replica al primo articolo
“«L’Inps non ha sbagliato: la nostra azione è stata corretta e trasparente». Il direttore provinciale dell’Istituto, Marinella Cavallari, interviene sul caso del fruttivendolo di Pezzoli che ha avuto la casa messa all’asta in base a presunti debiti verso l’ente, cifre in realtà non dovute perché riferite a un periodo, tra il 2001 e il 2006, in cui l’uomo aveva già cessato l’attività. «L’ex fruttivendolo afferma Cavallari ha chiesto la cancellazione alla Camera di commercio con effetto retroattivo il 6 giugno 2006, non il 12 gennaio 2001, e non ha mai notificato all’Inps il provvedimento di cancellazione. Tanto è vero che la notizia di cancellazione è pervenuta con un flusso telematico periodico che contiene mediamente 600-700 notizie del genere. Non appena il flusso è entrato nel database, l’Inps, il 25 settembre 2006, ha provveduto a effettuare la cancellazione e nello stesso giorno è stato comunicato a Equitalia lo sgravio delle cartelle esattoriali». L’Inps quindi provvede alla cancellazione e riconosce che le quattro cartelle non dovevano essere pagate il 25 settembre, ma il 22 la Gest-line aveva già venduto all’asta la casa. Una vicinanza di date che quantomeno dimostra che nel caso in questione si è lavorato per compartimenti stagni. L’Inps avrebbe dovuto sapere di aver passato la pratica alla Gest-line.
«Il commerciante dice il direttore non ci ha mai comunicato la cancellazione né si è opposto alle cartelle esattoriali, non mettendoci in grado di conoscere la sua cessazione di attività. Il suo comportamento non ha consentito, quindi, l’interruzione della procedura esecutiva, cui peraltro l’Inps non ha neppure partecipato». A riprova della propria buona fede, l’Istituto cita il rigetto della richiesta di risarcimento da parte del giudice civile. Resta, al di là di quello che sarà l’esito del processo in Cassazione, che ora l’uomo dovrà affrontare per ottenere l’annullamento della vendita della casa, la sensazione che questa vicenda giudiziaria poteva essere evitata. Anche se il commerciante, infatti, non avesse effettuato tutte le procedure per la cessazione indicate dall’Inps, le cancellazioni rimangono adempimenti non semplici, come ben sanno molti commercialisti che seguono giorno per giorno l’evolversi delle situazioni dei loro clienti.”
Stando ai fatti la mia preoccupazione è questa: cosa succede se l’INPS ha sbagliato? Chi dovrà pagare? Il problema è che se la magistratura ammette l’errore dell’INPS pagherà il dipendente pubblico o i dipendenti pubblici che hanno commesso l’errore o pagherà l’INPS come istituto?
Se pagherà l’INPS e quindi tutti noi contribuenti, qualcuno dovrà giustificare perchè i responsabili (termine a quanto pare non corretto) prendono stipendi alti e poi in caso di errori paga la collettività.. vedremo come andrà a finire.
Segnalo qui i link degli articoli originali dal sito del gazzettino
Articolo del 12.10.08
Articolo del 15.10.08